Invia anche tu la lettera al Presidente Ciampi!
lettera 22 di mauro cherubino
della politica, con qualche distrazione. pensieri notturni lanciati in rete come coriandoli

oggi
giugno 2006
maggio 2006
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003

adnkronos
alleanza solidale
ansa
barbiere della sera
beppe severgnini
blog di Alan Patarga
blogperlaliberta'
camera deputati
Camera Deputati - Rassegna Stampa
casa laica
corsera
diario
fondazione craxi
gianluca perricone
il cassetto
IL CRESPINO
il foglio
il manifesto
il riformista
italialaica
italianieuropei
l'espresso
la 7
la repubblica
laici.it
panorama
Partito Socialista
puskas
radio radicale
radio24
Socialisti.net
wittgenstein

*loading*. grazie =^^=

Blog Aggregator 3.0 - The Filter
Vota questo sito su Blog-Show.com! BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

layout © lysanda
host © splinder
template © template x tutti

martedì, giugno 27, 2006

...

La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.

Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.

La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Data a Roma, addì 27 dicembre 1947.

ENRICO DE NICOLA

Controfirmano:

Il Presidente dell’Assemblea Costituente :

UMBERTO TERRACINI

Il Presidente del Consiglio dei Ministri:

ALCIDE DE GASPERI

 

                        Visto: il Guardasigilli GRASSI

 

Difesa dal Popolo Italiano in data 25/26 giugno 2006

scritto da maurocherubino
giugno 27, 2006 08:45 / p-link / / commenti

lunedì, giugno 26, 2006

...

"Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Modifiche alla Parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?"

     NO

scritto da maurocherubino
giugno 26, 2006 14:12 / p-link / / commenti

martedì, maggio 02, 2006

...

 

 

LA POLITICA, SOLO PER PASSIONE

    UNA SCELTA DI VITA

  AL COMUNE DI ROMA SCEGLI 

 MAURO CHERUBINO

Cari amici di "Lettera 22 ",a seguito di attente valutazioni politiche, ho deciso di candidarmi alla carica di Consigliere  nel Comune di Roma, nella lista della Rosa nel Pugno. Sara' il mio un periodo di grande impegno al fine di poter far conoscere le mie posizioni ed il mio cantiere di idee con i pochi mezzi di comunicazione a disposizione. La mia scelta e' animata da un alto senso di responsabilità, in quanto, ritengo l'impegno assunto, un impegno verso la mia città e verso tutti coloro che mi daranno la loro fiducia.

Attendo vostri  suggerimenti, al fine di affrontare nel modo migliore la Campagna Elettorale per le Elezioni Comunali di Roma, sicuro che mi supporterete in questo difficile, ma entusiasmante impegno.

Un saluto da Mauro Cherubino

 

scritto da maurocherubino
maggio 02, 2006 17:09 / p-link / roma, elezioni, comunali, di / commenti

lunedì, ottobre 24, 2005

...

 

 

NUOVO PSI/ D'ALEMA: UNIONE PRONTA AD ACCOGLIERE SOCIALISTI

"Ho apprezzato Bobo Craxi per la battaglia che ha condotto"

Roma, 24 ott. (Apcom) - "Il centrosinistra deve essere pronto ad accogliere tutte le forze socialiste che vogliono ritrovarsi nel centrosinistra. Questo è un fatto positivo". Lo dice il presidente dei Ds Massimo D'Alema, a margine della Direzione del partito, commentando l'esito del congresso del Nuovo Psi. "Ho apprezzato molto la battaglia condotta da Bobo Craxi - ha sottolineato D'Alema - un fatto importante che credo abbia anche un significato dal punto di vista simbolico: il fatto che lui con la sua vicenda personale, con il suo nome, si sia messo alla testa di una battaglia per riunificate i socialisti nel centrosinistra, cioè nel luogo naturale in cui i socialisti possono riunificarsi, è un fatto altamente apprezzabile".

"La mia speranza è che al di là dei conflitti congressuali - conclude il presidente della Quercia - il più gran numero dei socialisti si ritrovi nel centrosinistra".

scritto da maurocherubino
ottobre 24, 2005 16:50 / p-link / / commenti

lunedì, ottobre 24, 2005

...

Roma - Dopo tre giornate di lavori, l'assemblea congressuale del NPSI ha eletto il Compagno Bobo Craxi Segretario del Partito - Di seguito la relazione tenuta dal Compagno Craxi al V Congresso del  Nuovo Partito Socialista:

Care compagne, cari compagni,

questo nostro Congresso straordinario ha già raccolto un risultato importante: si è concentrata su di noi, su una piccola ma resistente forza politica nata dalla drammatica scomparsa del Psi, un’attenzione superiore al nostro peso elettorale, ma non inferiore al nostro peso politico, che è ancora grande nel Paese e destinato a diventare ancor più grande se sapremo rilanciare questa nostra speranza.

Abbiamo riaperto una questione che sembrava sopita, rilanciando una sfida che, soltanto pochi mesi fa, sembrava impossibile: riproporre una forza politica erede della tradizione socialista per restituirle un ruolo essenziale nella vita del Paese, per promuovere una convincente Unità dei socialisti e svolgere un ruolo politico non subalterno nella nuova situazione italiana che va delineandosi.

Perché questo accada e affinché si potesse discutere di questo non è stato inutile, anzi è stato necessario, aprire una fase di accesa dialettica anche fra di noi, un confronto che non restasse nel chiuso delle nostre stanze, che prendesse la forma di una discussione politica più ampia, che si spingesse anche ai confini di coloro che sono stati giustamente considerati gli avversari di ieri e dei quali non dobbiamo temere che possano diventare i ‘compagni di strada’ di domani.

In questo sforzo di riflessione, che ha coinvolto centinaia e migliaia di compagni nel Paese, di discussione robusta ma anche feconda sul nostro ieri e sul nostro domani, io penso che ciascuno di noi vi abbia partecipato con l’alto senso di responsabilità che non può non distinguere persone che hanno la nostra storia e il nostro vissuto personale, che si sono avvicinati alla vita politica non per mero interesse, ma con il supporto solido e concreto di una cultura, quella socialista, autonomista e riformista, alla quale nessuno di noi intende rinunciare. 

Di questo, ve ne sono fraternamente grato.

Per tale ragione, alla fine di questo percorso congressuale, una decisione politica di rinnovamento, di svolta, di rilancio del partito non dev’essere il frutto di una discussione semplicistica o di una scelta di campo opportunistica, affidando la propria esistenza al calcolo delle probabilità, bensì il frutto di una riflessione più seria, realistica, coerente con le grandi trasformazioni in atto nel nostro Paese, che renderebbe incomprensibile, proprio per il lavoro e la funzione svolta da noi un questi anni, il perdurare di una nostra posizione statica dinanzi ad una evidente, ovvia, condizione dinamica della società politica italiana. Noi ci siamo assunti una responsabilità, anni or sono, di far rivivere le idee, i principi, i valori di una significativa presenza politica socialista nella società italiana, respingendo e scongiurando la nostra fine e rilanciando una sfida nuova per l’Italia di domani.
Lo abbiamo fatto al prezzo di scelte difficili, di navigazioni perigliose, scontando il disprezzo ed anche la solitudine politica. Lo abbiamo fatto quando della Storia socialista si parlava con sufficienza. E se oggi, giorno dopo giorno, vengono a galla i nostri meriti, le nostre intuizioni che cancellano o riducono i nostri errori, ciò è merito anche di questa piccola forza politica, indomita e corsara, che si era posta il fine di contribuire, con la nostra presenza, al rinnovamento della politica e al cambiamento della sinistra italiana, fornendo risposte concrete alla sua crisi di identità, ad una nuova collocazione in un sistema politico che va radicalmente trasformandosi, mettendo fine alla paralisi e alla confusione determinatasi nel corso della lunga ‘transizione italiana’.

Le primarie sono state una ottima prova di “democrazia partecipata”. Sarebbe un errore minimizzarne il significato. Con esse è entrata in campo una nuova possibilità di interlocuzione e comunicazione tra politica, partiti e cittadini. Si potrebbe dire che, come la prima Repubblica è stata figlia della “democrazia dei partiti” e la seconda della “democrazia mediatica”, la terza viene annunciata da questa forma, inusitata e sottovalutata, rivelatasi invece come il possibile inizio di una fase nuova della politica italiana. 
Con la proporzionale sarà possibile assegnare a ciascuno il suo, garantendo diversità culturali, sociali, politiche e, con le primarie, consentire ai cittadini la scelta diretta dei candidati. Con la proporzionale rivivranno i partiti. Con le primarie essi dovranno cedere ai cittadini la prerogativa di scegliere le leadership e faranno un passo avanti nell’elaborazione politica e programmatica, come è giusto. Ne dovranno fare alcuni indietro nell’azione e nella gestione di governo. Com’è giusto! Tutto ciò, proporzionale e primarie, è destinato a cambiare la politica italiana e non saremo certo noi socialisti a farci trovare impreparati.
Oggi, una spaccatura congressuale sulla riunificazione dei socialisti sarebbe immotivata ed inspiegabile. Se, fino ad ieri, per ragioni tattiche, siamo stati costretti ad alleanze politicamente innaturali ma indispensabili per ricostituirci e sopravvivere, oggi nessuna ragione, nè politica nè esistenziale, potrebbe giustificare la permanenza di due ‘partitini’ socialisti, uno a destra l’altro a sinistra.
E se ci ostinassimo a guardare solo il nostro ombelico, se fossimo preoccupati solo di riprodurci come nomenclatura, saremmo definitivamente bocciati dalla nostra coscienza e dalla storia. Dalla nostra stessa storia che oggi, con condizioni particolarmente favorevoli, ci ordina di rimetterci insieme, di rinnovarci, di tornare ad essere una forza attiva e propulsiva, determinante per la democrazia e per la sinistra. Se mancassimo questo obiettivo, oggi verremmo meno all’unica ragione che ha dato significato alla nostra esistenza e resistenza. Se, infatti, fino a qualche mese fa, potevamo ancora interrogarci sulla esistenza di condizioni favorevoli a sinistra, oggi l’analisi converge nell’indicarci una unica strada. 
La Casa delle Libertà, quella del 2001, non esiste più.
E sarebbe singolare che, proprio noi, non ne prendessimo atto, dichiarando sciolta quell’alleanza tattica che ad essa ci strinse all’inizio della legislatura. Esiste, invece, un centrodestra in profonda crisi, appena nascosta dal successo parlamentare di questi giorni, che evolve verso il “partito unico” con all’interno, sono parole di Berlusconi, Forza Italia, An, Udc, Repubblicani e Nuova Dc e che aderirà al partito popolare europeo. Una prospettiva tanto rispettabile quanto del tutto estranea ai socialisti! 
Il centro-sinistra, invece, è in una fase di radicale ristrutturazione. Le primarie hanno incoronato Prodi, ma non hanno risolto i problemi di una alleanza che deve ancora darsi una propria omogeneità programmatica che, sia pur confusamente, ha scelto il riformismo come suo minimo comune denominatore. Ed in questo ha dovuto, forse è stata costretta, a rivalutare il campione, il vero fondatore politico del moderno riformismo socialista: Bettino Craxi.
Questa rivalutazione non è avvenuta per gentile concessione, ma per ineludibile necessità. La sinistra ex comunista, con un passato impresentabile ed un presente anonimo, rischiava di restare senza futuro se non avesse deciso di agganciarsi al convoglio del socialismo riformista del Psi ed alla socialdemocrazia europea. Lo ha fatto in ritardo, dovendosi confrontare con un corpo riluttante ed una nomenklatura tremante ed indecisa. Ma lo ha fatto. E, in politica, è ciò che conta. Di questo noi abbiamo gioito, in questo abbiamo visto anche il nostro riscatto. Ma non basta. Il vero riscatto può avvenire solo con un ritorno in campo dei socialisti eredi di quella esperienza. E non può che avvenire a sinistra. Infine, la legge elettorale proporzionale. Era nel nostro DNA sin da quando ci ricostituimmo in “Nuovo Psi” . Era, infatti, la condizione per ritornare uniti e rimettere in piedi una formazione politica che si richiamasse a Bettino Craxi e al Psi.
E’ superfluo ricordare che le nostre critiche al maggioritario ed al bipolarismo zoppo del ‘Mattarellum’.
Oggi, il proporzionale sta per diventare realtà. Non ne teniamo più conto? Sarebbe veramente bizzarro!
Sarebbe davvero bizzarro se sprecassimo quest’occasione sulla quale, appena due mesi fa, non avremmo scommesso un centesimo.
Il proporzionale ci permette di ripresentarci agli elettori con la nostra identità rinnovata ed in piena autonomia. Ci permette di esistere, se gli elettori lo vorranno, senza chiedere il permesso a nessuno e senza tutele.
Possiamo ritornare ad esserci, in Parlamento e nel Paese, i socialisti. Che facciamo, rinunciamo, magari per qualche strapuntino? So bene che con i compagni dello Sdi ci sono e ci potranno essere diversità di vedute, a cominciare dalla legge Biagi e dalla riforma Moratti. So anche bene che non avremo vita facile e che dovremo misurarci e confrontarci e rimetterci in gioco, senza alcuna protezione, sia sul piano programmatico che su quello elettorale. So bene che niente sarà più garantito da nessuno e che tutto dipenderà da noi, dalla nostre intelligenza e capacità, dalla nostra dedizione alla causa. Ma è proprio questo che ci deve convincere, che ci deve spingere a compiere il passo giusto, che è quello di tornare ad essere pienamente noi stessi. 
Dobbiamo riprendere il nostro posto, che è a sinistra, con la nostra identità. E dobbiamo contemporaneamente essere capaci di rinnovarci per contribuire a rinnovare la sinistra.
Sia chiaro: non si tratta di rifare il vecchio Psi. Partendo da quell’esperienza, dobbiamo riuscire ad essere qualcosa di nuovo, in sintonia con le esigenze ed i problemi di oggi, una forza agile, senza apparati, radicata sul territorio, capace di attrarre i giovani, in grado di capire e poi di affrontare la complessità della società contemporanea, con mente accesa e vigile, per evitare ristagni e pantani.
Sia chiaro inoltre: se nell’Unione vogliono rifare l’Ulivo sull’onda ‘nuovista’ delle primarie, che facciano pure. Se decidono la lista unica, si accomodino.Capisco che ai Ds ciò serva per uscire dal recinto ex comunista. Si sentono ancora degli “ex” e non riescono a scegliere di chiamarsi socialisti. Serve alla Margherita per evitare il rischio di essere svuotata da una probabile lista Prodi. I Repubblicani della Sbarbati e anche Di Pietro vi partecipino per evitare il rischio di non fare il 2%. Sospetto che Mastella insista a dire no per negoziare un ingresso a migliori condizioni, per eleggere un gruppo parlamentare tutto suo. Ma, per quanto ci riguarda, così come è fuori discussione la nostra adesione alla lista unitaria con lo Sdi e i Radicali, è altrettanto scontato che non potremmo far parte dell’Ulivo prodiano. Noi, infatti, non solo non dobbiamo uscire dal nostro recinto di ex socialisti, ma dobbiamo restarci più fieri di prima ed unirci con i Radicali e quant’altri per allargarlo, modernizzarlo, dinamizzarlo, modernizzarlo. Da liste e partiti unici noi resteremo fuori. Per noi è una condizione irrinunciabile. 
Condizione principale attraverso la quale abbiamo sempre ritenuto possibile far convergere, in uno spirito di sostanziale unità, le forze che medesimamente si richiamano alla stessa tradizione era il cambio del nostro sistema elettorale. Abbiamo sempre unanimemente condiviso la considerazione che la forzatura del sistema elettorale verso il maggioritario uninominale, sin dalla sua nascita, non solo avrebbe causato ingovernabilità, ma avrebbe introdotto elementi disgreganti e irrazionali nella vita del Paese.
Esso nacque per rendere possibile, nella vita politica italiana, alternative di governo che, di fatto, rendono oggi “ineludibile” un processo di unità politica dei socialisti italiani.
Il sistema politico italiano è stato, infatti, il frutto più amaro e indigeribile della traumatica fine della prima Repubblica: esso nacque esplicitamente per colpire il Psi, partito architrave della democrazia italiana, e fu adottato per creare con evidenza, nella democrazia italiana, alternative senza i socialisti mentre, contestualmente, si procedeva alla sua liquidazione giudiziaria.
Il sistema proporzionale, che abbiamo sempre difeso, non fu, nella prima Repubblica, privo di limiti e difetti.
Tuttavia, sin dalla Costituente fu chiaro che esso rappresentava il principio in favore del quale, con maggiore nitidezza e slancio, si sono battute le correnti di pensiero socialiste e liberali, per le quali il sistema proporzionale è stato non solo una bandiera politica, ma una vera e propria conquista democratica.
Fu proporzionalista, ad esempio, Filippo Turati (che diede addirittura vita ad un’associazione per la proporzionale a cui aderirono popolari come Filippo Meda e liberali come Gaetano Salvemini), il quale affidò alle pagine de l’Avanti del primo dopoguerra questo suo pensiero:
“Il collegio uninominale ci riporterebbe senza dubbio alle clientele. Ma il clientelismo si riprodurrebbe anche col proporzionale puro e questo problema non si risolverà se non concedendo un premio di maggioranza: avremo così la possibilità di formare governi stabili ma, allo stesso tempo, garantiremmo, con la proporzionale, una rappresentanza democratica. Proporzionale, dunque, ma non pura”.
Giuseppe Saragat, poi, in un suo discorso all’Assemblea Costituente del 1947, pose l’accento sulle qualità di una democrazia fondata sul suffragio universale proporzionale e su quello che definiva “il fulcro delle moderne democrazie: ovvero i partiti, garanti della funzionalità democratica quando sorretti, essi stessi, da una robusta e solida spinta democratica”.
Per queste ragioni, io ritengo, nonostante la polemica politica ‘di giornata’ tenda talvolta ad affermare il contrario, che la recente riforma del sistema elettorale non sia solamente uno stravolgimento delle regole del gioco fatto di corsa ed esclusivamente per fini egemonici esclusivi, bensì un buon pretesto che obbliga, oggi, il sistema politico italiano a riorganizzarsi nuovamente, che impone ai partiti il compito di promuovere una convincente revisione critica e pratica che consenta al Paese di dar vita ad un apparato democratico più moderno, efficiente, coerente con le proprie tradizioni storiche e culturali più autentiche, sapendo altresì promuovere una profonda rielaborazione delle proprie dottrine politiche senza ‘buttare a mare’ quelle ‘idee-guida’ che costituirono i principi del pensiero politico moderno, non rassegnandosi a diventare simulacri di partiti in operazioni di assemblaggio di nuclei politici buoni per una stagione, incapaci di rappresentare e proiettare nel futuro la grande tradizione democratica e pluralista italiana.
In un certo senso, la risorgente ondata ‘novista’ in materia elettorale non va contrastata facendo ricorso a stratagemmi conservatori: vi è una domanda di partiti come luogo rinnovato della socializzazione umana e della comune elaborazione di prospettive future; vi è pure una domanda partecipativa più ampia, di cui le primarie hanno dato un buon elemento di prova. Ma le risposte a tali segnali sono ancora fragili ed estemporanee, legate a tentativi estemporanei di far rivivere partiti senza democrazia o di far emergere leader improvvisati e sostenuti solo dalla forza del denaro o dalla disperazione protestataria e demagogica; vi è un’offerta, inoltre, ancora assai evasiva, che sembra indicare l’uscita dalla crisi della politica esclusivamente attraverso la sfera salvifica della religione.
Bisogna dunque sforzarsi di fornire una risposta serena, fredda, intelligente, ai problemi che sono posti all’oggi, sapendo che la costituzionalizzazione del bipolarismo e del premierato, se fondati su un plurale, coerente e solido sistema rinnovato, imperniato su partiti rinnovati, non è affatto in contraddizione con la reintroduzione del modello proporzionale, poiché l’articolazione politica che sembra avanzare potrebbe consentire anche il risorgere di uno spazio politico per una nuova forza socialista, riformista, di stampo laico e liberale.
La scommessa che dobbiamo mettere in campo non risponde solo alla complessa vicenda legata alla scomparsa di una grande forza del socialismo italiano, ma si ricollega anche alla crisi di rappresentanza politica di ampi settori dell’area riformista del centrosinistra italiano.
Non è una scelta di campo o di leader quella che ci viene richiesta: finiremmo con l’impegnarci in una inutile e tragicomica lotteria, dove prevarrebbero più i sentimenti e i risentimenti che la razionalità.
Dobbiamo invece rispondere a un’esigenza più concreta, che proviene dalla nuova fase politica apertasi nel Paese, la quale impone e responsabilizza il movimento socialista e riformista nel suo insieme a riorganizzarsi in forme autonome, forti, convincenti, mediante una presenza organizzata e solida nella società italiana, insomma un movimento politico protagonista e non subalterno.
Per questo motivo, si può aprire una prospettiva nuova e convincente: quella dell’Unità socialista, capace non di riassumere nel bieco opportunismo personalistico le ragioni delle divisioni passate, bensì di mescolare e contaminare distinte esperienze politiche al fine di rilanciare una nuova formazione, che faccia leva sull’unità dei socialisti e che allarghi all’area radicale il proprio orizzonte politico e organizzativo.
Se si pensa di riassorbire o, in definitiva, di fagocitare entro un unico soggetto politico esperienze e culture politiche radicate come la nostra, non si commette un errore politico di strategia, ma si offre una risposta frettolosa ad un’esigenza reale, di fondo, della sinistra italiana.
Si obbietta che saremmo in cerca di una postuma conferma di identità. Ma noi siamo così convinti della vitalità politica della tradizione socialista, che ha saputo vincere e reggere alla sfida della modernità e dei cambiamenti in tutta Europa, che riterremmo imperdonabile impedire un nuovo e orgoglioso riscatto sacrificandoci sugli altari dei ‘partiti unici’, a destra come a sinistra.
Si dice anche che la difesa del nostro codice genetico, o il semplice progetto di unità dei socialisti con i radicali, agirebbe da “defoliante” sulle speranze acquisite dal voto alle primarie di domenica scorsa.
Ebbene, io credo si possa partecipare ai processi di cambiamento politico in atto nella democrazia italiana, sapendo aggiornare, superare, rimodulare le tradizioni politiche, non cancellandole, tuttavia, dentro un ‘nuovismo’ politico che riorganizza la politica secondo uno schema puramente e semplicisticamente ‘leaderista’, che riduce ogni spazio pluralistico non solo all’interno delle singole coalizioni, ma della democrazia italiana nel suo complesso.
Per accreditare l’approdo democratico della sinistra italiana, vedo che non si lesina a realizzare paragoni ed assemblaggi storici incoerenti e pretestuosi.
Nel DNA delle forze politiche che darebbero vita a questa nuova vocazione democratica, non trovano posto né John Kennedy, né Willy Brandt: assumerne un’eredità politica diretta diviene dunque un capolavoro di opportunismo e di ipocrisia.
Mentre i socialisti italiani e Bettino Craxi si confrontavano con Palme, Kreisky, Brandt, è giusto ricordare, senza polemica e per puro amore di verità, che i comunisti italiani si gingillavano con Breznev, Andropov, Cernjenko. E che per dare prove di autonomia da Mosca, si consentivano una passeggiata con Marchais e Cuhnal.
Il problema dell’identità vedo che solleva problemi, e non di poco conto, anche in settori dei Ds che si richiamano alla medesima tradizione socialista: mentre il Vicepresidente italiano del PSE parla del socialismo come di un ‘cane morto’ e di un organismo inerte, si moltiplicano appelli affinché una ‘scorciatoia democratico-nuovista’ non finisca col cancellare la prospettiva di una larga convergenza unitaria nel solco della tradizione socialista italiana ed internazionale. Noi non abbiamo dubbi sulla necessità di non far cadere nel vuoto quest’appello. 
L’identità non è solo una retorica difesa orgogliosa del passato, ma coerente continuità politica nel presente.
A quale esperienza politica, presente o passata, si riferisce, dunque, la nostra proposta?
Essa, prendendo spunto da un’orgogliosa difesa dell’identità politica del dissolto Psi, si riconosce nel riformismo ‘esplicito’ delle esperienze più moderne e liberali del socialismo europeo, le quali hanno saputo aggiornare la tradizione della socialdemocrazia classica non reclinando dinanzi alle sfide del mercato e della globalizzazione, intesa come un’opportunità da governare e non un mostro da combattere; che crede nell’Europa come una buona occasione per tutti i Paesi membri e non solo per alcuni; che declina, come ha fatto il governo socialista inglese, attirandosi più consensi che critiche, in forme assai moderne, la difesa e la tutela dei diritti acquisiti unitamente allo sforzo di promozione di una maggior giustizia sociale; che crede che i diritti elementari non siano un dono di Dio, ma una conquista degli uomini, da perseguire giorno dopo giorno; che vuole liberare la ricerca scientifica dalla stato d’assedio fanatico da cui sembra essere circondata; che promuova una modernizzazione nell’equità e nello sviluppo, rifiutando i modelli protezionistici e gli atteggiamenti corporativistici e conservatori che sembrano ancora pervadere tanta parte della sinistra ‘reale’ in Europa, i quali hanno generato, proprio come all’inizio del secolo che abbiamo alle nostre spalle, una separazione consensuale totale - come nel caso tedesco - oppure aspre e costanti divisioni politiche - come avvenuto in Italia - tra i diversi orientamenti progressisti, tra sinistra massimalista e riformista.
Io penso che la presenza di una forza socialista più robusta, autonoma ma alleata con il resto della sinistra italiana, obblighi a riprendere un confronto più serrato con gli eredi autentici della tradizione riformista, imponga, cioè, a fare i conti con questa tradizione, con l’approccio riformista che ci appartiene e con la chiarezza delle nostre posizioni. E penso anche che un eventuale nostro rifiuto ad un simile confronto equivarrebbe ad una definitiva rinuncia, ad un ingiustificato e definitivo abbandono di campo.
Noi non ci aggreghiamo come dei carri all’Unione, noi non ci seppelliamo in liste uniche, bensì proponiamo una nostra irrinunciabile piattaforma politica e programmatica che si vuole collegare, in piena coerenza politica, con le esperienze del socialismo europeo a cui noi vogliamo fare riferimento, contaminandosi con fecondità nell’alleanza con il movimento politico forse più moderno del panorama politico italiano: il partito radicale, il quale ha saputo resistere al richiamo bipolare consegnando alle battaglie tematiche il cuore della propria iniziativa.
Moderno, perché in sintonia con i nuovi temi e problemi della società. Democratico, perché fondato innanzitutto su criteri non tradizionali della ricerca del consenso: la radio, i referendum, le battaglie civili su scala nazionale ed internazionale.
Io penso che tutta la democrazia italiana debba molto a Marco Pannella ed a Emma Bonino: i socialisti hanno vissuto con loro vicende alterne , ma uniti dalla tradizione, dallo spirito liberale e libertario, che ci unifica e ci può continuare ad unire.
Io penso che abbiamo il diritto di rivendicare una storia comune. E che non dobbiamo temere una sorta di contaminazione politica, ma fare un doveroso passo in avanti verso un fecondo incrocio di culture senza che prevalga l’una sull’altra, in materia di rilancio dell’Unione europea, in materia di diritti sociali, in materia di giustizia e di tutela delle libertà civili ed individuali, in materia di pace e di sicurezza nelle aree a rischio nel pianeta e nel vicino Mediterraneo.
Chiediamo di aggiornare, rafforzare, riformare quelle scelte politiche che sono state oggetto di una discussione serrata e di divisione nel recente passato del nostro Paese.
Non ci sono, per noi, feticci o totem intoccabili sulla discussa e complessa vicenda parlamentare ed extraparlamentare che ha riguardato la Legge Biagi.
Sarà e sarebbe sufficiente, un atto di chiarezza e di realismo politico.
La posizione dei compagni socialdemocratici di Boselli, di fronte alla risorgente questione di una lista unitaria dell’Ulivo è inequivoca: di ciò dobbiamo darne atto e prenderne atto, senza pretesti o scomuniche.
Possiamo naturalmente eccepire sulla condotta unitaria mantenuta dai compagni socialdemocratici, sulla fretta di avviare un processo di federazione coi radicali, ma sappiamo che ha già preso forma e sostanza, nel Paese, l’idea che non si tratti di un ressemblement di giornata, ma una robusta e concreta proposta politica destinata ad avere un futuro ed ad esercitare un ruolo politico utile in questa fase della vita della nazione, in questa ancora difficile transizione italiana.
Una lista socialista, liberale, radicale. Una lista della rosa e del garofano rosso, che sono i fiori della nostra comune tradizione: i colori della nostra identità e della nostra libertà.
Il giorno dopo il nostro Congresso potremo valutare, su un piano di sostanziale equilibrio, le scelte politiche più opportune da percorrere assieme, non limitandoci semplicemente a ricomporre l’unità socialista, ma dando vita ad una soggettività nuova, che abbia nella rosa del socialismo europeo, nella cultura radicale italiana e nel garofano i propri elementi simbolici comuni a cui ciascuno di noi legarsi e a cui non rinunciare.
Sarà, in ogni caso, una ricomposizione piccola, ma storica. Non avremo riunito tutta quanta la famiglia socialista, ma di certo non avremo contribuito a dividerla di nuovo.
Nel processo di unità di cui si parla è anche giusto che qualcuno paventi quei rischi che potrebbero superare le possibilità o le potenzialità.
Ma quando rifletto sull’unità, io non penso ad un suicidio passionale, bensì ad un processo federativo fra le due organizzazioni socialiste, propedeutico ad un più ampio e consolidato processo costituente socialista.
La posizione espressa nel dibattito pre-congressuale è stata chiara: non si tratta di una ‘fuga in avanti’, ma di una realistica e concreta posizione politica dinanzi ad un quadro complessivo che stava mutando, e i cui cambiamenti sono andati addirittura oltre le nostre previsioni.
Per questa ragione mi domando e vi domando: “Veramente si pensa, dinanzi a questa occasione politica storica, di continuare ad esiliare il partito socialista nel centrodestra per partecipare ad una lotteria elettorale dagli esiti incerti e per competere con la nipote del duce e Pino Rauti? Veramente si ritiene che l’Unità dei socialisti sia un sogno per illusi, un’utopia, una questione inutile? E’ forse meglio consegnare il nostro destino al futuro della destra italiana e affidare il simbolo del socialismo italiano direttamente nelle mani di Berlusconi? E’ questa l’autonomia e l’identità di cui avete parlato in tutti questi mesi? Noi siamo, su questo punto, divisi, non nascondiamocelo. E mi dispiace che su questa vicenda non influiscano orientamenti politici di fondo, ma dottrine con cui si soddisfa il quotidiano anziché una prospettiva generale d’insieme, che sappia contenere sia gli interessi generali, sia quelli particolari.
Ci sono compagni che reagiscono, penso legittimamente, per un impulso legato alla nostra storia recente. E qualcuno ha anche detto che ci sono fatti che attengono alla storia del nostro partito che non si possono cancellare nell’arco di una legislatura.
Per quanto mi riguarda, ci sono questioni e dolori che non si cancellano nel corso di una vita intera, altro che nel corso di una legislatura…
Tuttavia, ritengo che le nostre vicende politiche, intrecciate a quelle umane, abbiano bisogno di una forte convinzione ideale e morale affinché ci trovino unanimi e concordi. Per questo, mi rivolgo con sincerità ai compagni che con maggior resistenza rifiutano l’ipotesi dell’Unità socialista. A Stefano, che fu uno degli ultimi giovani ad abbandonare il Raphael mentre il compagno Cicchitto preparava le liste di proscrizione e di epurazione, nel 1994, dal Partito Socialista. Oggi, lo stesso Cicchitto pretende di venirci a spiegare quale dovrebbe essere il posto dei riformisti, lui che è il primo degli pseudo-riformisti in cerca di un posto. Riflettete, ragionate freddamente, usate anche la categoria politica del sentimento socialista: guai a quei giovani cui venisse meno proprio quella…
La relazione che ho ascoltato ieri è apparsa, a mio modo di vedere, contraddittoria e confusa. Contraddizioni e confusioni che erano già peraltro contenute nella mozione numero due, che erano emerse nel corso di tutto il dibattito pre-congressuale e che ieri, se possibile, sono aumentate.
Ci verrebbe richiesto, se così ho inteso, un mandato in bianco per “esplorare la possibilità di sviluppare con i compagni socialisti democratici e con i radicali italiani” secondo un certo numero di condizioni, “una prospettiva”, se non ho capito male, elettorale.
Questa la conclusione di una lunga analisi che è sembrata priva di una premessa che invece ritengo necessaria: innanzitutto, come si può essere giunti a questo stato di cose? Cosa ci ha condotto a questa possibilità esplorativa, quindi ancora non impegnativa e non vincolante? Perché non si svolge con onesta coerenza un’analisi seria, coraggiosa, impietosa se necessario, dell’alleanza a cui siamo stati legati per quattro anni? Se non si dice questo, se non si affronta tale questione, difficilmente si elude il rischio, cui siamo stati esposti, dell’accusa facile, del dilemma semplicistico, della discussione ‘amletica’ viziata da inutile isteria.
Proviamo a rovesciare il ragionamento: esploriamo la possibilità di rinegoziare un nuovo accordo con la Casa delle Libertà: questa coalizione si è incrinata, trasformata, e dinanzi alla situazione generale, nazionale ed internazionale, si è rinchiusa in un accordo politico, quello del lunedì fra Bossi e Berlusconi, che gradualmente sta generando una patologia che esiste, che è presente nel centrodestra e che non a caso lo sta trasformando in un solido baluardo alleato del popolarismo europeo moderato e conservatore. Noi, si è detto tante volte, siamo stati esclusi.
E, oggi, quale funzione politica penseremmo di svolgere, qual è quella minoranza efficace di cui ancora ci si parla e che dovremmo interpretare? Il bipolarismo è fallito, ma non è finito: fallisce la capacità di costruire un modello liberale a destra ed è fallito, sino ad oggi, il tentativo di orientare politicamente in senso riformista la sinistra italiana. Altro che Grande Coalizione!
Io non credo che questo avverrà e se mai dovesse accadere è evidente che il ruolo dei socialisti non potrebbe essere altro che quello di opporsi ad una convergenza compromissoria.
Io non voglio fare polemiche. Ma saper guardare in avanti con lungimiranza, significa aver tracciato con intelligenza e coerenza una rotta. Compiere, invece, due passi in avanti e tre all’indietro, in un profluvio di mosse tattiche, è apparso come un’evidente e chiaro segnale di sbandamento unito ad un’evidente volontà di fuggire dalla realtà e dalla responsabilità di assumere decisioni vere e impegnative. Per dirla con Ernest Hemigway, insomma, ciò che era vero all’alba diventava falso a mezzogiorno…
Nessuno ha mai voluto minimizzare la questione cui siamo sottoposti. Ma una riflessione accorta degli esiti elettorali, che hanno visto la decurtazione di un terzo dell’elettorato acquisito al precedente voto europeo, avrebbe raccomandato più prudenza, meno sicumera nel proporsi e proporre ai partiti alleati un atteggiamento negoziale senza tener conto degli umori del Paese e dei socialisti, desiderosi di un nuovo protagonismo politico e non di un ennesimo approccio minimalista.
Era e resta dunque necessario un atto significativo di discontinuità: concludere, senza rancore e ingratitudine, il rapporto politico con un centrodestra italiano che va ristrutturandosi secondo uno schema ed una prospettiva che avvicinerà la neo-costituente formazione dei moderati alla famiglia del popolarismo europeo, dentro la quale un partito socialista non può entrarci né per dritto né per storto.
Per questa e per altre ragioni, io ritengo, infatti, che il nostro rapporto con la Casa della Libertà e con il centrodestra sia definitivamente esaurito. E credo che sia utile, per ragioni di chiarezza, trarne tutte le conseguenze del caso, ritirando la nostra delegazione dal governo.
Ritengo altresì opportuno, in ragione di queste considerazioni, che i parlamentari socialisti eletti nella coalizione assumano un atteggiamento politico coerente e che, non violando il patto elettorale, debbano collocarsi in una posizione di astensione nei confronti del governo, fermo restando una disponibilità piena, pur avviandoci alla scadenza della legislatura, a restituire il mandato agli elettori.
Il coraggio della scelta dei tempi è indispensabile, tenendosi lontano freddezza della scienza, dalla creatività e dal fuoco della passione politica, ma assumendoci il coraggio della scelta politica. Noi dobbiamo salutare Berlusconi, dirgli grazie, anche per il proporzionale, ma ognuno deve tornare a ricostruire le proprie ‘case’. E sarà un’Italia più democratica, poiché vi sarà una nuova competizione politica senza settarismi che vedrà confrontarsi anche gli ex socialisti del centrodestra e i socialisti revisionisti.
Noi dobbiamo portare nella sinistra un nuovo aggiornamento del Midas, una nuova e convincente risposta ad una nuova modernità.
La scelta è urgente, perché abbiamo ritardato anche troppo, dopo il campanello dell’ultimo giro già suonato alle regionali.
Nel corso del dibattito pre-congressuale, sono stato letteralmente aggredito, politicamente e verbalmente, da diversi esponenti politici che si aggirano nella vita democratica del Paese. Il dispiacere è stato tanto più grande perché si trattava di vecchi compagni, vecchi amici e, financo, di parenti.
Io confesso di non aver mai voluto partecipare volentieri alla gara su chi fosse l’interprete più autentico del pensiero ‘craxiano’: ho sempre cercato di dispensarmi da questo ruolo, né mi sono mai sentito autorizzato dal ricoprirlo.
Ho cercato sempre di ragionare, di far valere ragioni politiche superiori, autentiche, proprio come amava fare lui, che ci ha insegnato certamente non il fascino dell’utopia, ma l’obbligo del realismo politico, commisurato ad una capacità di azione responsabile che un socialismo moderno, liberale, democratico è in grado di compiere con responsabilità di fronte ai cambiamenti ed ai mutamenti del nostro tempo.
In questo senso, io, come tanti di voi, mi posso sentire fiero di esser figlio di Craxi, della sua lungimiranza politica, del sentimento di autonomia e di libertà che fa della sua esperienza politica, del ‘suo’ Psi, una parentesi irripetibile nella vicenda italiana
E, forse, anche per questa ragione sentiamo oggi la sua assenza più grande, proprio quando più mature, più vere, più giuste, sentiamo che furono le sue intuizioni, i suoi ammonimenti per l’avvenire, ma anche la sua grande, enorme, fiducia nel nostro Paese e nel movimento politico socialista, che ha atteso la fine di un secolo per emanciparsi al fine di rendere un più moderno servigio alla nazione .
In tal senso, la responsabilità ed il peso di questa grande tradizione, di questa grande azione politica, sento oggi essere più lieve, perché risponde ad una sollecitazione fondamentale, importante nella storia di questi nostri ultimi anni: ad un tempo, per ribadire le nostre ragioni di fondo e per scommettere sulla nostra rinascita; ad un tempo, per consolidare quelle ragioni e per legittimarsi; e ad un tempo, per scommettere nuovamente sul nostro futuro, sul revisionismo politico della sinistra e su quello del nostro Paese.
“Ce qui reste de moi” scrisse una volta parafrasando il Generale che tanto amava “ disposez-vous”.
Quel che resta di quella straordinaria esperienza politica è moltissimo. Va attualizzata, fatta nostra, aggiornata, spiegata e rispiegata nella sinistra italiana e nel Paese.
Per questa ragione, ci mettiamo nuovamente in marcia ed aspettiamo, senza avere alcuna paura, il domani.
Viva l’Unità socialista! Viva la rosa ed il garofano!


scritto da maurocherubino
ottobre 24, 2005 10:16 / p-link / / commenti

venerdì, settembre 23, 2005

...

scritto da maurocherubino
settembre 23, 2005 15:37 / p-link / / commenti (1)

venerdì, settembre 09, 2005

...

Lettera 22, saluta  il ritorno nel Partito Socialista del compagno Roberto Lovari

Craxi: Saluto con soddisfazione il ritorno nella casa socialista di Roberto Lovari.

“Saluto con soddisfazione il ritorno nella casa socialista di Roberto Lovari, già Vicepresidente della Provincia di Roma ed oggi autorevole Consigliere comunale della capitale”.
“La sua è una scelta politica compiuta con limpidezza e dignità, che conferma il giusto orientamento delle nostre recenti prese di posizione”.
“Si è ormai esaurita, per i socialisti, lo prospettiva di una loro permanenza in Forza Italia e nel centrodestra: è una cosa di cui si deve cominciare a prendere atto con semplicità, senza alimentare polemiche e lasciando alla politica il compito di risistemare, nel futuro, ogni cosa nel suo giusto posto”.
“Per questo motivo, penso che il gesto di Lovari non resterà isolato e che si moltiplicherà, sia nelle istituzioni, sia nell’elettorato”.

 

scritto da maurocherubino
settembre 09, 2005 14:51 / p-link / / commenti

giovedì, agosto 25, 2005

...

"Lasciamo in pace Bettino, non voglio più risarcimenti politici"

di Goffredo de Marchis

ROMA - "È arrivato il momento di archiviare una stagione. Il purismo craxiano è una bella cosa, ma ce lo raccontiamo tra di noi. Come diceva Marx "dobbiamo evitare che il morto acchiappi il vivo"". Il morto è Bettino Craxi, chi parla così è il figlio Bobo, pronto all'alleanza con i "comunisti", finora considerati i carnefici del Psi e del suo leader, registi occulti di Mani Pulite, usurpatori dell'identità socialista. Bobo Craxi è ad Hammamet, sono gli ultimi spiccioli di vacanze nella casa costruita dal padre, luogo simbolo del potere negli anni '80 e poi solo la villa dove consumare un sofferto esilio, come lo chiamava Bettino. Poco lontano, affacciato sul mare, c'è il cimitero dove è sepolto. Ieri Bobo ha lanciato la sua candidatura alla segreteria del Nuovo Psi. "Ho scritto una mozione alternativa e dunque mi presento per sostituire De Michelis". L'obiettivo finale è chiarissimo: mollare Berlusconi e allearsi con il centrosinistra. Ma è più di un cambio di schieramento.

Per molti socialisti è impensabile andare a sinistra senza prima ottenere una completa riabilitazione di suo padre. Lei non è d'accordo?
"Craxi Bettino vive per conto suo, senza peritarsi se la sua figura politica possa essere rivendicata meglio a destra o a sinistra. Ormai appartiene alla storia italiana. Ha segnato passaggi decisivi e per certi versi irripetibili perché le fasi storiche non si ripetono. È stata una personalità politica indiscutibile, per la sua statura e per la sua capacità di governo. Ma lasciamolo in pace una buona volta. Non tiriamolo più per la giacchetta quando abbiamo bisogno di giustificare le scelte di oggi".

Diranno che si sta vendendo al "nemico".
"Io il nemico l'ho combattuto per anni, non mi sono mai venduto e nemmeno mi sono fatto catturare con il sorriso sulle labbra. Oggi si discute alla pari con quello che chiamavano il "nemico"".

Rinuncia a un'operazione-verità sugli anni del Psi, sui rapporti con il Partito comunista? Rinuncia alla riabilitazione di suo padre?
"Il problema non è la riabilitazione, che pure in alcuni discorsi recenti c'è stata. Il problema non è nemmeno il risarcimento storico. Quello avviene nelle coscienze. Oggi il punto è ricostruire la forza che il Psi aveva negli anni '80. Se ci riusciamo, è il regalo migliore che facciamo alla memoria di Bettino Craxi".

E si può fare con l'Unione?
"Sicuramente non possiamo più farlo stando al guinzaglio di Berlusconi. Sarà un processo lungo, a maturazione lenta, ma è l'unico in grado di far uscire i socialisti da un ruolo residuale e marginale".

Cosa le fa pensare che i tempi siano maturi per archiviare la stagione del rancore?
"Ogni due tre giorni vado sulla tomba di mio padre e sfoglio l'album dei visitatori. Quello che mi stupisce sono i messaggi degli avversari. "Bettino, abbiamo capito tardi la tua grandezza". Firmato: "un compagno comunista". Sono segnali. Il tempo aiuta a collocare le cose nella giusta posizione, la battaglia per l'identità socialista si può fare anche con la sinistra italiana. E il 5 settembre, un lunedì, vado alla Festa dell'Unità, a Milano".

Un Craxi nella tana dell'ex lupo diessino a Milano, la città di Tangentopoli.
"Penso sia utile, al di là del mio nome. È utile per i socialisti. Così vedono che la loro storia non è stata buttata nel cestino".

Non le viene il sospetto che i Ds vogliano usare il suo cognome?
"Me l'hanno detto in tanti, certo. "Hanno bisogno di te, non lo capisci?". Avranno pure bisogno, ma quest'invito ha un valore politico, come si fa a non vederlo. E lì mi piacerebbe parlare di questione morale, di come i partiti siano subalterni al sistema economico, della supplenza esercitata dalla magistratura prima e dalla Banca d'Italia oggi. Quando la politica è debole, la moralità vacilla".

Che succederà al congresso di ottobre del Nuovo Psi, un'altra scissione?
"Se qualcuno, per conto di Forza Italia, vuole organizzare una scissione socialista, si accomodi. Del resto, Berlusconi una scissione l'ha già organizzata".

Arruolando sua sorella Stefania?
"Sì, esatto. Berlusconi ha i mezzi per organizzare una scissione. Gli manca la politica".

E se al congresso vincono i filo-berlusconiani?
"Non posso credere che qualcuno teorizzi l'indicibile, cioè che i socialisti, per due legislature di seguito, si alleano con il centro conservatore e la destra moderata. È un'anomalia che oggi non avrebbe più senso. Provate a spiegarla a un ragazzo di vent'anni".

Non votano solo i ventenni. In tanti hanno vissuto gli anni del Garofano.
"A loro dobbiamo dire che quello che non è morto è l'idea dell'identità socialista. Di questo ci siamo occupati troppo poco, impegnati com'eravamo a difendere la storia del partito e quella di mio padre, ad allontanare quelli che ci hanno fatto del male, che sono stati ingiusti con noi. Ci siamo limitati alla sopravvivenza. Adesso basta".

Vi siete chiariti con Stefania quest'estate?
"Lei ha fatto le vacanze in Italia, io in Tunisia. Non ci siamo visti".

tratto da : "la Repubblica.it"





 

 

scritto da maurocherubino
agosto 25, 2005 14:37 / p-link / / commenti (1)

giovedì, agosto 25, 2005

...

BOBO CRAXI SI CANDIDA ALLA SEGRETERIA DEL NUOVO PSI

 

“Quello che si terrà ad ottobre sarà un ‘Congresso - verità’ per i socialisti: chi in questi anni ha lavorato per ricostruire veramente, in Italia, una più autorevole ed autonoma posizione socialista, abbandonerà con convinzione la collocazione di retroguardia nel centrodestra”.

“De Michelis è sleale due volte: verso i socialisti che vogliono costruire una più solida unità politica anche a sinistra, ma anche verso lo stesso Berlusconi, poiché si lascia incantare dalle ‘sirene’ centriste”.

“Per questa ed altre ragioni diviene necessario un chiarimento definitivo nel partito, a partire dalla sua guida che è, dunque, da considerarsi in discussione”. 

“Presenterò, infatti, al V Congresso del Nuovo Psi la mia candidatura alla Segreteria Nazionale del partito, in uno spirito di rinnovamento e di continuità della tradizione socialista ed autonomista nel Paese”.

scritto da maurocherubino
agosto 25, 2005 14:08 / p-link / / commenti (1)

giovedì, luglio 28, 2005

...

 

 

La sola alternativa e' il dialogo

di Mauro Cherubino

 

La questione tra i valori laici e quelli religiosi, contestualizzati nella influenza che essi hanno all’interno della organizzazione dello Stato, è alterco assai antico. L’uomo, artefice nella Storia di differenti orientamenti che hanno influenzato la 'querelle', il più delle volte si è posto – e si pone - in contrapposizione tra un atteggiamento filosofico del suo interiore profondo con le eterne questioni dell’umano e del divino, e la negazione del tutto in nome di una ragione scientifica che solleva il tema stesso nei meri termini del 'qui ed ora'. Portiamo dentro di noi l’eredità di un giorno che mai sarebbe dovuto venire, l’alba della Vandea e quel desiderio di rivolta contro il mondo moderno, uno scontro che guarda al passato ed è incapace di tradurre l’esperienza umana in un concetto alto di convivenza. La nostra società, in particolare la società italiana, per il proprio forte radicamento storico e culturale cattolico, sembra incapace di affrontare la problematica ponendo le radici dinnanzi e non nel passato, per affrontare la propria identità culturale di concerto con il cammino percorso nella Storia. La diatriba è affrontata con disonestà intellettuale allorquando si pone la Chiesa cattolica a nemico assoluto, quando cioè una cultura erede della cosiddetta rivoluzione scientifica pone gli aggettivi in termini di ritorno all’oscurantismo medievale e reazionario sugli orientamenti del clero. Ma la stessa disonestà intellettuale diviene espressione di coloro che, in una difesa assoluta dei valori della tradizione, rifiutano il 'confronto' con quel mondo moderno espressione del divenire delle esperienze e del progresso degli uomini. In questa assenza di dialogo dovrebbe porsi la saggezza del confronto e del 'convivio' delle idee.
Tornado alle radici della rivoluzione illuminata, Robespierre, uomo di grande concretezza politica, pose l’accento sulla necessità di garantire e difendere la libertà religiosa guardando che ciò non costituisse strumento per creare opposizione ai Decreti della Convenzione. Ma egli non guardò alla concessione della separazione dei poteri, in quanto il proprio intendimento era quello di consentire allo Stato l’intromissione negli 'affari' religiosi, fino alla negazione di fatto dei dogmi. Oggi, qualche 'philosophe' illuminato vorrebbe andare oltre, imponendo il culto della ragione come religione di Stato. Dinnanzi a siffatti propositi ideologici di radicale critica alla religione cattolica che vorrebbe imporre il concetto assoluto della scienza e della ragione come modello, si colloca quel disegno di uguaglianza delle religioni che conduce al depauperamento di ogni religione e delle specificità culturali dei popoli e dei valori della propria tradizione. L’atteggiamento elitario secondo il quale “la religione è per il popolo la filosofia per gli intellettuali” conduce inevitabilmente alla concessione di spazi e consensi nel mondo cattolico alle posizioni più integraliste, fino a diminuire ogni spazio di dialogo ai 'progressisti' della cultura religiosa, lasciando alrtesì ampi spazi di conquista ai nuovi 'templari' in rivolta contro il mondo moderno, ed al loro concetto nietzchiano della scienza "che procede verso la morte nel perseguire la conoscenza”... La questione riproposta nel dibattito politico, vede la negazione del pensiero e della ragionevolezza, che debbono essere guida nel cammino della nostra comunità umana. E’ dal riconoscimento delle “due culture” che dovremmo essere guidati, nella “comunione” tra uomo interiore e uomo esteriore. Il potere religioso ed il potere civile hanno entrambi un valore e debbono coesistere nella propria autonomia. Lo Stato deve essere laico, ma non deve intraprendere l’avventura del laicismo. Condivido, pertanto, nella espressione di questo concetto, l’autorevole pensiero del Presidente Casini, che in occasione della presentazione del rapporto dell’anno 2005 sulle libertà religiosa nel mondo ha trattato con altissimo senso di responsabilità la questione della laicità dello Stato e l’insidia culturale di uno Stato senza religione e senza Dio. Il riconoscimento delle entrambi alte valenze, culturali che di concerto muovono la crescita della nostra comunità nella propria autonomia e nel rispetto della convivenza rappresenta il pensiero di un autorevole cattolico che si pone nel dialogo, un dialogo che da laici dobbiamo culturalmente alimentare. Ricondurre all’incontro le due culture: questo il cammino da intraprendere nel riconoscimento reciproco dei valori tradizionali dell’uomo e delle radici della nostra comunità, nel riconoscimento del progresso e della ragione che rende l’uomo libero, artefice delle proprie scelte e difensore dei suoi diritti. Un dialogo che veda come interpreti coloro che divengono artefici - nella tolleranza e nel rispetto delle differenze culturali - del progresso sociale che è comunione e rispetto delle autonomie e delle differenze. Politicamente, è dunque nostro dovere porsi dinanzi alle responsabilità non con il concetto del 'qui ed ora', ma con il 'pensiero lungo' della costruzione della società e dello Stato, per le generazioni future. Una costruzione possibile solo ponendosi come guida e non 'storicizzando' le nostre radici ed il cammino della Storia ed i suoi insegnamenti. La ragionevolezza sia insomma alternativa al radicalismo, sia quello cosiddetto illuminato, sia quello della tradizione, i quali hanno prodotto, nella Storia – come ricorda il filosofo Bernard Henri Levi- barbarie dal volto umano.

 

 

 

 

scritto da maurocherubino
luglio 28, 2005 16:32 / p-link / / commenti

Invia anche tu la lettera al Presidente Ciampi!