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domenica, novembre 30, 2003

... ...

ALESSANDRA ED  IL RANCORE DI VENEZIANI

IL 7 Aprile 1992 Alessandra Mussolini entrò in Parlamento, eletta nelle liste del Movimento Sociale Italiano. Le elezioni si erano svolte il 5 aprile ed il Movimento Sociale Italiano ottenne un risultato elettorale pari al 5,4% dei consensi, conquistando 34 deputati. Altri tempi, tempi magri, eravamo nella XI legislatura. Nel maggio 1988 muore Giorgio Almirante ed il partito si trova orfano ed in grande difficoltà politica. Gianfranco Fini -delfino dello storico segretario-perde la segreteria, dopo la disfatta elettorale alle Comunali di Roma. La segreteria di Pino Rauti - che condusse i missini al minimo storico di consensi, 4% alle elezioni regionali del 1990 -è un breve intervallo e Gianfranco Fini riconquista le redini del Partito. In quegli anni, si discuteva nel mondo politico sull'opportunità di introdurre una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con uno sbarramento al 5% - massimo fautore della proposta il socialista Bettino Craxi- Dunque un partito in grande difficoltà politica ed alla ricerca di consensi. E' in questo quadro che viene proposta la candidatura a Vittorio Mussolini - figlio di Benito e zio di Alessandra - che rifiuta. Il partito non molla. Necessita dare vigore alle liste con un cognome che porti consensi: Mussolini. Viene scelta Alessandra. Alessandra Mussolini è giovanissima- trent'anni- e' una bella donna e porta il cognome giusto. Che fosse stata scelta per questo e non per le sue doti di raffinato politico, lo sanno i dirigenti del Msi, ne e' consapevole la Mussolini, che intelligentemente accetta il ruolo. Nel partito in molti vi e' imbarazzo. In coloro che giorno dopo giorno, da anni sacrificano con dedizione la loro vita al partito. Alessandra e' stata attrice, cantante, modella, nipote della famosa zia, nipote dell'autorevole nonno, e' stata tutto ma non certo una attiva militante politica. In molti non ci stanno. Fra i molti un intellettuale scomodo a destra, raffinato e autorevole esponente dell' "intellighenzia nera": Marcello Veneziani. Ma la politica in quel momento imponeva altro. Alessandra Mussolini fu candidata nelle circoscrizioni di Napoli e Bologna. Fu eletta in entrambe - rivelandosi per i voti ottenuti - il piu' forte candidato del Movimento Sociale italiano in tutta Italia. La giovane ed inesperta Mussolini entro' in Parlamento rendendo - con il proprio cognome- un servigio al Partito di Fini che risollevo' le proprie sorti. Da allora il tempo e' trascorso. La politica italiana si e' modificata e quel partito politico e' oggi forza di governo e proiettato nel futuro. Nel frattempo la signora Mussolini e' cresciuta e pur non essendo divenuta una raffinata politica e' senz'altro una parlamentare attiva con grande attenzione a moltissime problematiche del sociale e della famiglia. Sempre impegnata nelle tematiche in difesa della donna e' spesso fuori dagli schemi. Nell'impegno e nella battaglia politica privilegia la concretezza dei fatti. E' in quest' ottica che nella presentazione di proposte di legge è tessitrice di alleanze legislative anche con parlamentari di differente estrazione culturale e politica . Una donna fuori dal coro del potere, con la sua passione, il suo colore, la sua schiettezza. Ritengo meriti rispetto. In questi giorni c'e' chi ha mancato di rispetto alla Signora Mussolini. Approfittando della diatriba creatasi all'interno di Alleanza Nazionale, Marcello Veneziani ha -finalmente per lui-"vomitato" un rancore che covava da anni e reso un servigio al partito che lo ha in quota nel CdA della Rai. Un vero peccato vedere un intellettuale- divenuto oggi uomo di potere- cadere in una perdita di stile e mancare di generosità nei confronti di chi - come la Mussolini - non ha mai preteso nulla, se non lavorare e rimanere generosamente se stessa.

IL DESTINO DI UN NOME
di Marcello Veneziani
(da Il Giornale di venerdì 28 novembre 2003)

Chi di nome ferisce di nome perisce.
Se Alessandra Mussolini non si fosse chiamata Mussolini non sarebbe mai stata, credo, deputato del Movimento sociale italiano.
Avrebbe fatto altro: l'attrice, come accadde agli inizi della sua carriera, la cantante, la conduttrice televisiva. O l'esponente di qualche movimento femminista, radicale o non so che altro.
Il cognome fu la sua croce, agli inizi della sua carriera; e ad un certo punto della sua vita, giustamente, Alessandra pensò di trasformarlo in delizia. O come si dice oggi, lo mutò da handicap in risorsa. E così fu.
La Mussolini vinse la Coppa del Nonno, e diventò deputato e candidato sindaco in quel di Napoli, con gran successo di pubblico e di critica.

Mise a frutto la sua discendenza dal duce dopo aver messo a frutto la sua discendenza dalla Loren: non si trattò però di un'operazione parassitaria, perché Alessandra ci mise del suo, la sua capacità comunicativa davvero straordinaria, la sua verve, la sua simpatia, il suo populismo romagnolo-napoletano.

Lei così vivace e verace, più di una vongola, lei così sciantosa, così arcitaliana nel suo sguardo a mezzadria tra Sofia Loren e il Duce (occhi duceschi su labbra sofiate), incarna davvero la sintesi del gallismo e della femminilità latina. In questo è biologicamente fascista. Ma solo in questo.

Per il resto, Alessandra non è mai stata propriamente di destra. Difatti in tv è gettonatissima, è l'ospite ideale per Costanzo e per Raitre, è la sponda perfetta della Turco e delle femministe di sinistra.

A volte sembra fatta apposta per loro perché nella sostanza dà ragione al loro modo di pensare mentre nella forma è ancora affettuosamente legata al folclore dei saluti romani, le sagre cameratesche e le gite a Predappio. Perfetta, l'ideale per i media e per gli avversari.

Le sue posizioni in tema di famiglia, di sessualità, di bioetica, di tradizione, non sono propriamente espressione di una sensibilità di destra; rientrano piuttosto in quel filone libertario, radicale, pannelliano che non è poi del tutto estraneo al fascismo, pur essendo marginale; ma che è sicuramente estraneo alla destra e ad Alleanza nazionale, se ho ben capito cosa sia (avviso a l'Unità: non ho scritto io le tesi di Fiuggi, come scriveva ieri Gravagnuolo; a Fiuggi ci andai a mie spese, in visita privata).

Adesso che vede il suo cognome definitivamente allontanarsi dall'album genealogico di An, Alessandra Mussolini capisce che è venuta meno la ragione sociale di quel legame e fa le valigie, o perlomeno minaccia di farle. Altre volte infatti è rientrata; questa volta, credo che tema una difficile compatibilità con la destra venuta da Israele; e non per ragioni di antisemitismo, per carità, ma perché Fini non pensa più che suo nonno sia stato un grande statista e ritiene anzi che il fascismo faccia parte del male assoluto del Novecento.

Si può lasciare un partito solo per un cognome? In genere direi di no, ma nel caso specifico direi di sì: un cognome e solo un cognome la legava alla destra. Un cognome e solo un cognome ora la allontana.

Resta invece la questione della svolta finiana d'Israele.
Ora che Fini si è tolto la kippa ed è tornato a Palazzo Chigi, possiamo ragionare a freddo.
Tralascio quel che è stato considerato l'atto più importante di Fini, il ripudio dell'antisemitismo e dell'orrore della Shoah: Fini ha reso solenne un ripudio che in realtà apparteneva e non da ieri alla destra italiana. Mi soffermo invece su altri due punti. Il ripudio totale del fascismo e l'ipotesi di rimuovere la fiamma tricolore. Prima di entrare in argomento mi limito a notare una cosa: la svolta di Fini è piaciuta al novanta per cento degli italiani.

La sua sfortuna è che in quel dieci per cento di dissenzienti la maggior parte sono suoi elettori. Ma Fini ne è consapevole.

Torniamo a bomba. Il ripudio totale del fascismo.
Superato lo sgomento delle prime ore, dico: finalmente.

Finalmente non tanto perché la politica sia stata liberata dalle unghie del passato, dalla storia, dal fascismo, ma per il suo rovescio: finalmente la storia, il passato, il fascismo sono stati liberati dalle unghie della politica, delle campagne elettorali, delle immaginette simoniache o denigratorie.

Finalmente la nostalgia è uscita dalle stanze della politica per tornare ad essere sentimento personale o intimo, lievito per la letteratura e non per le candidature.

La nostalgia è un nobile sentimento, ma in politica diventa rancoroso risentimento.

Finalmente sarà possibile coltivare un diverso giudizio storico anche sul fascismo senza doverlo collegare alla politica, al presente e alle miserabili rendite di posizione del neofascismo e dell'antifascismo.

Finalmente si potrà rivedere la storia senza appartenenze, senza implicazioni di natura politica, partitica ed elettorale. E finalmente potremo parlare, anche bene, di Gentile e di Bottai, di Rocco e di Crollalanza, di Berto Ricci e di altre figure del Novecento, senza timore di apparire politicamente nostalgici di regimi, tempi e movimenti che non sono i nostri.

Finalmente la storia si riprende i suoi territori, la tragedia le sue espressioni, e la politica, la teatrinocrazia, il presente si concentrano sulle loro cosette di giornata. Mi auguro che avvenga presto la stessa cosa anche altrove.

Attendo con ansia che i leader della sinistra vadano a rendere omaggio nei gulag, nelle foibe, ai martiri del comunismo e dicano là sul comunismo le cose che Fini ha detto del fascismo. Nell'attesa dei viaggi riparatori, mi auguro che vadano in tv a parlare del triangolo rosso e del sangue dei vinti, senza quel fuggi fuggi generale da questi temi reputati finora scabrosi.

Sogno di vivere in un Paese in cui per governare e per far politica, non ci sia bisogno di pellegrinaggi, abiure e pentimenti.

Sogno un Paese libero di pensare al suo passato, senza pietre al collo e scheletri nel bagagliaio.

Che non vuol dire Paese smemorato o politica priva di storia, dio ce ne scampi: ma precisa distinzione tra la memoria e la polemica, tra la provenienza e il progetto.

Quanto alla fiamma tricolore, merita un discorso a parte e non qualche battuta d'appendice; perciò me ne astengo, vorrei riprendere a parlarne un'altra volta, se non si spegne nel frattempo...

Auguri e baci alla Mussolini.










scritto da maurocherubino
novembre 30, 2003 10:28 / p-link / / commenti (1)

sabato, novembre 29, 2003

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"L'Abiura" di Gianfranco Fini

Gli eventi che in questi giorni si sono verificati all’ interno di Alleanza Nazionale debbono essere guardati con attenzione, con il necessario distacco, che necessita al fine di una attenta analisi. Con onestà intellettuale nei confronti di questa comunità politica e cercando di dare una lettura che ci conduca fuori dal coro. Vi è l’ incapacità - frequente nell’ambiente culturale e politico di A.N.- di camminare con passo sicuro, oltre il passato, nel presente e con progettualità futura. In questo e' il loro male assoluto. Oggi rimangono vittime in una “trappola” dal doppio cappio -che tende a depauperare il loro cammino politico, le loro analisi, la loro crescita - quando sviluppano un dialogo interno su tematiche alle quali hanno dato ampia risposta nei fatti. Risposte che sono - con onestà intellettuale- nella storia del Movimento Sociale italiano ed in Alleanza Nazionale. Gianfranco Fini ha amplificato mediaticamente ciò con le dichiarazioni rilasciate in Israele. Dichiarazioni che non necessitavano. Dichiarazioni rilasciate con "addosso" i media di tutto il mondo. Fini ha deciso di entrare in stile solitario in un labirinto nel quale la sua comunità ha perduto l’orientamento, ma lui vede benissimo la rotta da seguire. La visita in Israele- atto politico rilevante- andava organizzato in concerto con le differenti anime rappresentate nel partito. Necessitava un ampio dialogo interno nel quale creare l’architettura dei contenuti che si sarebbero espressi. Le parole del leader di A.N. avrebbero dovuto essere l’elaborazione scaturita da tali valutazioni. Questo avrebbe imposto la politica. Ma Fini vola alto e vola solo. Dunque- ancora una volta- si trovano a confrontarsi con un passato incapaci di recidere il cordone ombelicale, che non consente di fare attente valutazioni sul presente e progettare la linea politica futura, ma sopratutto non osservano con attenzione ciò che è accaduto. Gianfranco Fini ha strategicamente reso enfatiche alcune delle dichiarazioni rilasciate, quasi necessitasse ancora una volta una chiara giustificazione alla storia politica di Alleanza Nazionale. Questo e’ il punto focale che non deve sfuggire di questa vicenda. Dall’esterno - e non solo - vi e’ un tentativo reiterato di delegittimare la politica di questo movimento . In un momento politico nel quale A.N. dovrebbe compiere analisi e disegnare strategie per il futuro e’ chiaro il tentativo di condurlo in una diatriba. Questa, la debolezza. Oggi, che dovrebbero lavorare per rendere la loro la linea politica ispiratrice delle scelte future, permettono di farsi dividere. Dovrebbero riflettere sulla strategia di coloro che intendono sottoporli continuamente ad un esame che non avrà mai esito. Ancora più grave – ritengo- il presentarsi ogni volta dinnanzi alla commissione esaminatrice. Fini ritiene che in Israele abbia scritto una pagina di storia. Non e’ così. Ma non questo il suo reale obiettivo.L’antisemitismo non e’ nella storia del Movimento Sociale Italiano. Le condanne alle leggi razziali del 1938 ed il guardare in modo critico all’esperienza politica del fascismo fu affrontata oltre trent'anni fa dal Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante. Del resto le analisi su un periodo storico così complesso necessiterebbero di maggiore articolazione e minore superficialità. La differenza- con le analisi sviluppate all’interno del Movimento Sociale da Almirante- fu nel porsi criticamente dinnanzi alla propria storia senza sentire la necessità di abiurare. Le dichiarazioni sulla Repubblica Sociale Italiana, avrebbero dovuto trovare una estrema cautela. La storia della Rsi e' fatta di mille storie. Da giovani provenienti da differenti esperienze che trovarono in quella esperienza il loro slancio ideale. Le pagine della Repubblica Sociale sono state scritte anche da coloro che si opposero criticamente a Mussolini- l'operato del duce durante il regime trovo' critiche in molti sansepolcrini che videro traditi gli ideali del fascismo-movimentista- e che lo seguirono negli ultimi giorni con un sogno ingenuo e romantico. Molti di loro trovarono la morte, come Nicola Bombacci- il comunista in camicia nera- figura romantica e grande "eretico". Una pagina complicatissima della nostra triste guerra civile, che vide la morte di ragazzi giovanissimi animati da un sogno ideale. Non si puo' chiudere quella pagina semplicemente con un aggettivo: Infame. Fini non ha svolto un’analisi- che del resto non necessitava- ha abiurato i valori di una intera comunità. Una comunità - forse il leader dimentica- che per la difesa di quegli ideali ha visto sacrificata la vita di giovanissimi militanti tra gli anni '70 e '80. Il disegno politico di Fini e’ un progetto alla sua futura leadership della destra moderata e liberale, non il progetto delle scelte future di Alleanza Nazionale. Ampi settori del partito rappresentano una zavorra per i progetti personali dell’attuale leader. Se si legge con attenzione e senza miopia politica l’operazione di Fini,l’abiura nei confronti dei valori della sua comunità politica ha prospettive future. E’ in questo che dovrebbero ricercare la chiarificazione interna. Fini si prepara ad una operazione di proscrizione dell’intera storia passata e presente di Alleanza Nazionale. Delle sue stesse ragioni esistenziali. Su questo deve essere improntata la battaglia politica degli oppositori interni. In particolare dell’area sociale di Alemanno e Storace. Non su tematiche che hanno ragion d’essere, solamente per coloro che intendono delegittimare politicamente Alleanza Nazionale alla ricerca di una nuova realtà che rappresenti la destra moderata e liberale. Credo che l’impegno di chi si oppone alla politica finiana sia quello di difendere la sopravvivenza dell’identità politica e culturale di una comunità. La sua autonomia ed il suo ruolo futuro. Avere la capacità di dare risposte per il futuro, questo l’unico esame al quale debbono sottoporsi per avere legittimità nell’essere classe dirigente. Le reali tematiche che debbono essere fonte di dialogo all’interno del partito, sono la difesa stessa della loro esperienza e della loro identità. Alleanza Nazionale e’ un movimento nel quale le idee, le progettualità, debbono al più presto confrontarsi. Rappresenta- per sua natura - una destra differente. Una destra che storicamente ha sempre assunto come riferimento i valori del sociale. Un Leader ha il compito di rappresentare la sua comunità politica difendendone i valori che ispirano la sua azione politica. Se non fosse così e’ tempo di una nuova, giovane e coraggiosa classe dirigente. La rotta di Gianfranco Fini e' orientata altrove, ma Francesco Storace e Gianni Alemanno hanno deciso di non calare le scialuppe ed abbandonare la nave. Hanno compreso la strategia di questo comandante intenzionato a solcare nuovi mari ove spira un vento che -inevitabilmente - oltre a gonfiare le nuove vele spegnerà per sempre quella fiamma, simbolo di differenza.

scritto da maurocherubino
novembre 29, 2003 17:07 / p-link / / commenti

sabato, novembre 22, 2003

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LA TUA FIRMA CONTRO LA CENSURA

http://www.megachip.info/documenti/appelli/raiot.htm

scritto da maurocherubino
novembre 22, 2003 18:02 / p-link / / commenti

sabato, novembre 22, 2003

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IL MEGAFONO A...

Questa settimana diamo il Megafono a JoMontalban, che dal Barbiere ci lancia un bellissimo appello:

QUEST'ANNO RINUNCIATE ALLA GNOCCA E FATE DEL BENE

E’ in vendita il calendario 2004 di Emergency. Protagonisti: i volti della sofferenza e della speranza

Negli occhi di un bambino si legge il senso della vita. Gli occhi dell’innocenza, della sofferenza, della speranza sono i protagonisti del calendario 2004 di Emergency.

Emergency è l'associazione umanitaria creata da Gino Strada, impegnata a portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati, dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione e promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Senza nulla togliere alle Adrianavolpe o alle Federicafontana di turno, questo è il calendario che spero venda di più in questa fine anno martoriata dalle guerre e dalle morti ingiuste e inutili.

Il calendario 2004 di Emergency (formato aperto 21x60) parla di persone, di bambini incontrati e fotografati durante le missioni umanitarie in Iraq, in Cambogia, in Afganistan, in Sierra Leone. Istantanee di volti e di storie vissute in ospedali dove si soffre, su strade spesso insidiose e in abitazioni a volte soffocanti. Volti che esprimono il senso della sofferenza, ma anche il senso della speranza.

“E’ con gli sguardi e i sorrisi di queste persone - scrivono sul sito www.emergency.it (sul quale è possibile acquistare il calendario e vedere in anteprima alcune bellissime immagini) - che vogliamo accompagnarvi per il 2004, perché sia un anno di umanità e di pace”.

JoMontalban















scritto da maurocherubino
novembre 22, 2003 16:46 / p-link / / commenti

sabato, novembre 22, 2003

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“RAIOT”: …SE QUESTA NON VI PAR CENSURA.

 

Il programma di Sabina Guzzanti "RaiOt" e' stato preventivamente sospeso dal Cda della Rai. Non avevamo dubbi. Si puo' non concordare con i contenuti espressi nel programma - e questa e' libertà - non si puo' concordare con la decisione di sospendere il programma. E questa e' tutela della libertà. In questa settimana l'accusa reiterata nei confronti della Guzzanti- da parte degli attenti critici ed analisti televisivi - e' quella di avere abusato del suo ruolo. La Guzzanti deve fare satira, non puo' fare informazione. Informazione- per giunta - militante. Viene forse il dubbio che -come spesso accade-non abbiano visionato il programma integralmente, ma la certezza che emerge e' sulla disonesta' intellettuale ed una contro-militanza attiva. "RaiOt" nasce e si nutre di questa contraddizione. E' qui la sua provocazione. In un Paese nel quale la democrazia viene meno,l'informazione è sottoposta ad un attento "controllo"- fino a censurare il lavoro di giornalisti quali Enzo Biagi e Michele Santoro-in un Paese dove la realtà supera la satira, e' conseguente l'impegno dei "comici" nel diritto d'informazione. La Guzzanti non puo' dunque - avendo un ruolo determinato - dare voce a cio' che viene taciuto. Bene. Il nostro premier la smetta di raccontare barzellette ed esibirsi in improbabili canzonette napoletane. Faccia politica. Un programma televisivo puo' essere sospeso. Puo' esserlo a fronte di un oggettivo fallimento progettuale, puo' esserlo per una percentuale di ascolti negativa che rendono improbabile la sua esistenza futura. Il programma della Guzzanti e' bello. Si muove con tecnica teatrale, attraverso la quale la protagonista e' se stessa, o meglio interpreta la sua coscienza civile, la nostra coscienza civile. Questa coscienza- che nutre il bisogno di dare voce a cio' che viene taciuto- dialoga con la satira che diviene informazione. Attraverso i suoi personaggi - che sono satira - la Guzzanti riesce a trasferire informazione. La tecnica teatrale e' ben inserita nel contesto, il programma e' piacevole e di raffinata fattura. Un bel progetto. E' stato trasmesso su RaiTre, la fascia oraria delle 23.30 e' una fascia "difficile", ma il progetto e' stato apprezzato. RaiOt ha registrato il 18% di share. Prima dell'inizio del programma la rete si era attestata su un dato del 7%. Sezionando il dato di ascolto-"RaiOt"- ottiene tra la fascia di ascolto costituita da utenti con istruzione alta uno share del 39%. Dunque, un bel progetto dal punto di vista della struttura del programma con ascolti ottimi. Se gli ascolti vengono contestualizzati nella Rete e nella fascia oraria possiamo parlare di grande successo. Ma il Cda della Rai-per tutelarsi legalmente dalle denunce presentate dal gruppo Mediaset- ha deciso la "temporanea e cautelare" sospensione del programma. Molti degli argomenti trattati dalla Guzzanti  - erano stati ampiamente trattati in questi anni in altre sedi. Speriamo che i maggiori organi di Stampa quali "La Repubblica", "Il Corriere della Sera " ed altri non decidano per il futuro - dinnanzi ad una denuncia - di sospendere le pubblicazioni. La Rai ha deciso che il lavoro di RaiOt continuera', e che le puntate potrebbero - in futuro - essere trasmesse a seguito di attenta visione preventiva. Nel frattempo nei confronti del Direttore di RaiTre Paolo Ruffini e del Capoprogetto per la satira Andrea Salerno e' stato aperto un provvedimento disciplinare da parte dell'azienda... ...Se questa non vi par censura...

 

 

Domenica alle ore 21,00 presso la Sala "Santa Cecilia" dell'Auditorium di Roma Sabina Guzzanti in compagnia di amici e colleghi - Corrado Guzzanti, Daniele Luttazzi Dario Fo , Paolo Rossi, Serena Dandini, Fiorella Mannoia, Nicola Piovani, Francesco Paolantoni, Neri Marcore, Marco Marzocca, Sabrina Impacciatore, David Riondino, Rosalia Porcaro, Stefano Vigilante, Max Paiella, Corinna Lo Castro, Roberto Herlitzka, Francesca Reggiani, Michele Santoro, Sandro Ruotolo- terra' uno spettacolo contro LA CENSURA ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE. Lo spettacolo sara' trasmesso da EMILI TV visibile al canale 855 del pacchetto Sky o con il decoder Free.


scritto da maurocherubino
novembre 22, 2003 10:42 / p-link / / commenti (1)

domenica, novembre 16, 2003

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Nassiriya: L'Italia scopre che in guerra si puo' morire

Il rispetto per i nostri uomini ,che in terra irachena hanno compiuto il sacrificio massimo nell’adempimento del loro dovere e’ un sentimento vivo in me. Come uomo, come italiano. E’ lo stesso rispetto di quelle vite, dell’adempimento del loro dovere di militari, di Italiani che mi spinge all’analisi dell’accaduto. Anche se, dinnanzi alla morte, dinnanzi ad una giovane vita spezzata,tutto diviene difficile.E’ nella ricerca della verità, nel suo ristabilimento che deve essere collocato il rispetto di quelle vite. E’ nel comprendere quale fosse il loro dovere. Un uomo può offrire la sua vita nell’adempimento del dovere, ma il dovere deve essere chiaro. Qualora non fosse, vi sarebbe qualcosa di maggiormente tragico della morte stessa. L’avere tradito la missione e gli ideali di quelle vite. I bambini spesso fanno giochi crudeli e pericolosi, si accorgono di ciò solamente quando il destino mette dinnanzi loro l’evidenza. Solo allora comprendono il pericolo. Si ripete da secoli, e’ il percorso dell’esperienza che gli renderà uomini. Il nostro Paese in questi giorni assomiglia – terribilmente – ad un bambino ignaro. Scopre che la guerra e’ un brutto affare, solamente, dinnanzi alla morte. Ed e’ tutta qui la questione. Quegli uomini hanno adempiuto al loro dovere, in una missione che vedeva la loro opera fattiva nella costruzione della pace. Se non fosse così, la responsabilità morale del Paese sarebbe un macigno. In questi giorni, i media, non si sono posti domande. Hanno solamente accompagnato le lacrime, con servizi che hanno amplificato l’angoscia. Solamente oggi si scoprono terminologie come Patria e Onore. L’orgoglio di essere Italiani. Gli unici interventi di rottura, le uniche intelligenze-nei loro rispettivi ruoli ed esperienze- quelle di Gino Strada e di Lilly Gruber. Gino Strada ha esternato la sua angoscia, le sue denuncie, il suo conoscere l’odore ed il rumore della morte. L'orrore verso la guerra. La Gruber ha evidenziato cio’ che un giornalista dovrebbe evidenziare. La nostra e’ una missione di pace o di guerra? Da seria professionista – quale ella e’ – ha posto il punto sulla necessità – ed il dovere – da parte dei giornalisti di comprendere- in qualità di osservatori – quale il nostro compito in Iraq. Il dovere verso la verità, dovrebbe indurre ad indagare nei sentimenti del popolo iracheno. Comprendere dalle loro voci, cio’ che nel loro paese accade. Capire come la loro realta’, percepisce la nostra presenza in quel territorio. Percepire il sentire della popolazione, ci aiuterebbe a comprendere il nostro ruolo. I media arabi parlano di occupazione. Di ingerenza politica ed economica nel destino di un popolo. Dunque, ambasciatori di pace o esercito di occupazione? Personalmente sono indignato dinnanzi a coloro che continuano ad asserire che i nostri militari sono impegnati in una missione di pace. Perché i nostri uomini sono in guerra. Abbiamo inviato nostre truppe in operazioni di guerra e di occupazione territoriale. Una guerra alla quale stiamo partecipando attivamente, a differenza dei nostri principali parteners Europei. La maggioranza dei governi dell’Unione, non hanno ritenuto di coinvolgere la loro comunità nazionale, in una guerra che difende gli interessi di molti, ma non della pace. La situazione attuale vede in Iraq una resistenza armata da parte della popolazione alle truppe Anglo-americane ed ai loro alleati. Comprendere i sentimenti della popolazione -nei confronti dei nostri militari- sarebbe utile per comprendere il nostro ruolo reale in terra irachena. Oggi piangiamo i morti e lo facciamo con lo stupore negli occhi, con il dolore nel cuore. Ma la nostra e’ una comunità adulta e non possiamo – increduli come i bambini – comprendere solo oggi che partecipare ad una guerra significa sacrificare delle vite. Piangiamo, listiamo a lutto le nostre bandiere, ma taciamo la verità. Quegli uomini sono morti in guerra e non in una missione di pace. Molti si sentono assolti - dalle responsabilità - da un dovere al quale non ci si poteva sottrarre, io ritengo che siano coinvolti. Ora e’ il tempo del silenzio. Quegli Uomini hanno sacrificato la loro vita per la Patria. A loro il nostro rispetto. A coloro che ci hanno condotto in questa guerra - tradendo i nostri principi costituzionali - chiediamo solamente di assumersi le responsabilità politiche e morali delle loro scelte.

scritto da maurocherubino
novembre 16, 2003 00:26 / p-link / / commenti (1)

sabato, novembre 15, 2003

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"Appunti sparsi e volti stilizzati per un grande evento a quattro mani." Opera di Dasar

E' stata una settimana intrisa di impegni, una settimana nella quale la quotidianità non mi ha regalato spazi di fuga. Le pagine di "Lettera22" da sabato scorso sono state "private" di nuovi pensieri, osservazioni... La "pressione" positiva mi ha lasciato solamente lo spazio per seguire i dibattiti sugli accadimenti in Iraq e due ore piacevoli nelle quali mi solo lasciato trascinare nelle mie "fughe". Acquistare l'ultimo cd del mio amico Marcello, scrivere un articolo per il "Barbiere della Sera" ,lasciare andare la mente nel lieve spazio di tempo concesso. Di contro - questa settimana - mi ha negato una piacevole cena con i miei amici piu' cari. La morte dei nostri uomini in Iraq, avrebbe meritato un rispettoso silenzio, rispettoso verso il loro sacrificio, rispettoso verso la verità. Una sola voce ha toccato le corde della intellingenza e ha indicato quale sarebbe dovuta essere l'analisi degli osservatori, lo ha fatto sottovoce, nel rispetto e ponendo un quesito. L'unico che andrebbe posto, e che stranamente non interessa porre. Parleremo di questo domani, forse. Il megafono, oggi, pubblicherà un intervento di Jacopo Fo, taciuto dalla sempre piu' attenta censura, inviatomi dal mio amico Dasar. Lo ringrazio per l'interessante documento.

IL MEGAFONO A...

Armi radioattive e agenti tossici chimici e biologici, in dotazione all'esercito italiano
La notizia e' agghiacciante ma come al solito i media l'hanno decisamente trascurata.
La Gazzetta Ufficiale numero 171 del 25 luglio 2003 rende noto che il governo ha approvato l'acquisto di "agenti biologici e sostanze radioattive adattati per essere utilizzati in guerra per produrre danni alle popolazioni o agli animali, per degradare materiali o danneggiare le culture o l'ambiente, ed agenti di guerra chimica."
Tra le sostanze che si progetta di usare: gas nervini, ipriti, agenti defolianti. E si dispone anche di acquistare macchinari in grado di spargere detti veleni e addirittura di impianti atti a produrre plutonio 239.
Ho dovuto leggere un paio di volte l'articolo apparso su D di Repubblica (18 ottobre pag. 34) perche' non ci potevo credere.
Ma mi chiedo quanti tra i pacifisti italiani sanno quel che sta succedendo. Notizie nascoste...
Lo sconcerto e' la sensazione che mi prende davanti a questa notizia.
Che succede?
L'Italia era una repubblica che aborriva la guerra e ora progettiamo di "produrre danni alle popolazioni"? Agghiacciante.
Terribile che solo Paolo Cento (Verdi) abbia fatto qualche cosa: un'interpellanza parlamentare.
L'Italia decide di dotarsi di armi radioattive (proiettili all'uranio impoverito?) e gas nervini, che sinceramente credevo messi al bando dalla Convenzione di Ginevra.
E questo avviene nel silenzio quasi assoluto.
Possibile che non esista una forza politica in grado di lanciare una campagna di opposizione contro una scelta cosi' grave?
Per la mia coscienza di cittadino italiano questo fatto rappresenta una violazione profonda dell'idea di Italia che mi ero fatto. Non che io abbia una grande opinione di questa repubblica del falso in bilancio ma pensavo che esistessero anticorpi almeno verso la scelta di dotarsi di armi di sterminio di massa.
Dal mio punto di vista si e' passato un segno.
Sento un impeto prepotente a fare qualche cosa che cancelli questa decisione, sono frustrato dall'idea che non so neanche da dove si possa iniziare per tentare di bloccare questo abominio.
Penso alle facce dei ministri che hanno promosso questo acquisto di armi di sterminio: Martino, Pisanu, Frattini (che sembra tanto una brava persona), Tremonti (che sembra un piragna con la colite) e Marzano (che per fortuna non so neanche che faccia ha).
Chissa' come si sentivano tornando a casa dotati di armi chimiche, biologiche e radioattive. L'erezione ne avra' risentito positivamente?
Una cosa e' certa. A Roma c'e' qualcuno convinto che per difendere il tenore di vita dell'italiano medio valga la pena di massacrare popolazioni straniere.
Forse lo pensa con la bava alla bocca, forse mantiene un assetto espressivo decente.
Jacopo Fo


















scritto da maurocherubino
novembre 15, 2003 13:13 / p-link / / commenti

domenica, novembre 09, 2003

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Il genocidio del popolo colombiano: I gruppi paramilitari agiscono su mandato delle multinazionali con la complicità del governo del Presidente Uribe Velez, fedele ai dettami statunitensi. "Lettera 22" pubblica il comunicato della rete di boicottaggio Coca-Cola.

Campagna di boicottaggio Coca-Cola

COCA COLA REPRIME L'OPPOSIZIONE SOCIALE:
SANGUE IN COLOMBIA
DIVIETO DI MANIFESTARE IN ITALIA


RETE BOICOTTAGGIO COCA COLA

Comunicato stampa 21/10/03

In Colombia essere sindacalisti è un reato, difendere i diritti umani è reato, organizzare i contadini o le donne è reato - Questo ha sentenziato il Governo Colombiano di Uribe Velez - Per questa accusa si viene condannati A MORTE - nel migliore dei casi si finisce in CARCERE SENZA PROCESSO con l'accusa di terrorismo.

Il genocidio del popolo colombiano continua inesorabile ogni giorno che passa - i carnefici appartengono ai gruppi paramilitari che agiscono nella più totale impunità, su mandato delle multinazionali, coperti dall'esercito e dalla politica del Presidente Velez, che applica in pieno i dettami degli Stati Uniti - SENZA CHE UNA VOCE AUTOREVOLE si alzi per denunciare o condannare questo massacro.

In Italia manifestare solidarietà al popolo colombiano diventa reato NEL MOMENTO IN CUI SI DISTURBANO LE TROVATE PUBBLICITARIE DELLE MULTINAZIONALI - è quindi con stupore e rabbia che apprendiamo dell'imminente arrivo di 10 DENUNCE per MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA in occasione del concerto MTV-COCA COLA di Roma del 10 settembre, in cui centinaia di persone hanno dato vita ad una pacifica e coloratissima performance per spiegare ai partecipanti al concerto che, NONOSTANTE GLI SPOT MILIARDARI, in Colombia COCA COLA è accusata di essere la mandante dell'assassinio di 8 sindacalisti, oltre che di rapimenti e intimidazioni.

La campagna di boicottaggio della COCA COLA è nata come contributo per denunciare e fermare il massacro in atto contro il popolo colombiano.
Con le dovute proporzioni commisurate ai relativi contesti sociali, la logica della COCA COLA è la medesima, in Italia come in Colombia e nel resto del mondo: ZITTIRE LE VOCI DEL DISSENSO ATTRAVERSO L'APPARATO REPRESSIVO statale e parastatale.

Nonostante questo la Campagna di boicottaggio della Coca Cola, - promossa dal sindacato colombiano SINALTRAINAL e raccolta in Italia dalla RETE BOICOTTAGGIO COCA COLA - va avanti chiedendo a tutte le realtà della società civile di dare maggiore forza alla campagna con la loro adesione e rilancia l'attività di opposizione e controinformazione.







scritto da maurocherubino
novembre 09, 2003 11:44 / p-link / / commenti

sabato, novembre 08, 2003

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SOLIDARIETA' CON IL POPOLO PALESTINESE

 

 

 

 

 

Il mondo ci ha tacciato di briganti e di assassini di uccisori di donne e di bambini ma nessuno vuol vedere i corpi straziati dei nostri figli sotto i carri armati i campi devastati dal fuoco americano, i nostri corpi dalle Jene di Sharon... Cosi' inizia una bellissima canzone del mio amico Marcello. Una canzone cantata negli anni giovanili, insieme alle nostre speranze ed alle nostre illusioni. Oggi regalata con generosità alle nuove generazioni durante i suoi concerti. La questione Palestinese non puo' prescindere dalla memoria del suo popolo. Cercare- come oggi accade - di cancellare la storia, la verità alla ricerca di velleitarie soluzioni di pace non puo' essere la strada condivisa da un popolo alla ricerca della sua libertà. La storia della lotta di un popolo deve essere collocata nel contesto nel quale esso vive, nella sua terra, nella sua storia, passata e recente. Per la nostra società e nel nostro contesto sociale, la lotta del popolo Palestinese appare una lotta nella violenza e nella chiusura del dialogo. E' una valutazione che la nostra cultura esprime contestualizzando la loro lotta nella nostra società, dimenticando la realta' palestinese, l'occupazione violenta dell'esercito israeliano. La deleggitimazione della resistenza del popolo palestinese, deleggitimerebbe tutte le lotte compiute nella storia per l'autodeterminazione dei popoli. La nostra società alla ricerca di soluzioni possibili per il conflitto israelo-palestinese, non puo' e non deve prescindere dalla storia e dalle verità. E' ancora viva nella memoria di questo popolo il massacro di Sabra e Shatila. La barbarie dell'esercito di Sharon. La pace necessaria deve transitare dalla condanna della Comunità Internazionale alle violenze inflitte dall' esercito israeliano al Popolo Palestinese.

LE VIOLENZE DI OGGI

L'esercito israeliano nega violenze immotivate nei territori occupati, questa sequenza mostra il contrario .