"Lettera22" riprenderà a battere sui tasti il 13 gennaio, ma vuole ricordarvi di preparare la rampa di lancio per la notte di Capodanno...
Rete 4 : la notte di Capodanno spariamola sul satellite
In un Paese nel quale la legalità e la democrazia vengono offese, la società civile difenda i suoi diritti. Con atti concreti
Il Consiglio dei Ministri -presieduto da Gianfranco Fini- ha approvato un decreto che consentirà a Rete 4 di proseguire le sue trasmissioni. Questo governo, quotidianamente, disattende le regole fondamentali della democrazia e della legalità. La decisione da parte dell’esecutivo di approvare con un provvedimento d’urgenza questo decreto offende la sentenza della Corte Costituzionale e la decisione del Presidente della Repubblica di rinviare alle Camere il ddl Gasparri. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha apposto con soddisfazione la sua firma. Un esecutivo che ancora una volta si prodiga nella risoluzione di problematiche inerenti le aziende di proprietà del Presidente del Consiglio. In un tale quadro politico, nel quale la democrazia e le sue Istituzioni vengono sistematicamente offese,il popolo sovrano dovrà intervenire- ove possibile- nella difesa delle regole. Il segnale inviato dalle emittenti radio-televisive necessita di un ricevitore, il nostro. Dal 2004, il segnale trasmesso da Rete 4 potrebbe essere oscurato dai nostri apparecchi e sostituito con quello di Europa 7, così facendo il popolo sovrano darebbe una concreta risposta a coloro che si arrogano il diritto della violazione della legge, ristabilendo la legalità. L’oscuramento delle frequenze della rete Mediaset dovrà – ovviamente – riguardare solamente il segnale terrestre e non quello satellitare. Questa iniziativa ,intrapresa dal movimento dei “Girotondi” ritengo sia un modo concreto per difendere le regole, la legalità e la democrazia. Dal 1 Gennaio 2004, Rete 4 trasmetterà in modo abusivo ed il decreto firmato dal Presidente del Consiglio viola la sentenza della Corte Costituzionale n. 466 che impone a Rete 4 di passare sul satellite, lasciando libere le frequenze a favore di Europa 7. Facciamolo tutti insieme, riaffermando un diritto alla legalità da troppo disatteso. La notte di Capodanno spariamola sul satellite. In un Paese assopito nel silenzio, facciamo sentire il rumore della democrazia.
scritto da maurocherubino
dicembre 27, 2003 10:56 / p-link / / commenti (6)
Il Presidente della Repubblica - Carlo Azeglio Ciampi - ha rinviato alle Camere il disegno di legge "Gasparri" . Ecco il testo integrale del messaggio del Presidente
Nell'ultima delle considerazioni in diritto, la Corte precisa che 'la presente decisione, concernente le trasmissioni televisive in ambito nazionale su frequenze terrestri analogiche, non pregiudica il diverso futuro assetto che potrebbe derivare dallo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili. "Signori parlamentari, in data 5 dicembre 2003, mi è stata inviata per la promulgazione la legge: "Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della Rai- Radiotelevisione italiana Spa, nonchè delega al governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione", approvata alla Camera dei Deputati il 3 aprile 2003, modificata dal Senato il 22 luglio 2003, nuovamente modificata dalla Camera dei Deputati il 2 ottobre 2003 e approvata in via definitiva dal Senato il 2 dicembre 2003.
"Il relativo disegno di legge era stato presentato dal governo alla Camera dei Deputati il 23 settembre 2002. Successivamente, il 20 novembre 2002, era sopraggiunta la sentenza della Corte Costituzionale n.466, che dichiarava "la illegittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 7, della legge 31 luglio 1997, n.249 (Istituzione della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo, nella parte in cui non prevede la fissazione di un termine finale certo, e non prorogabile, che comunque non oltrepassi il 31 dicembre 2003, entro il quale i programmi irradiati dalle emittenti eccedenti i limiti di cui al comma 6 dello stesso articolo 3, devono essere trasmessi esclusivamente via satellite o via cavo".
"La data del 31 dicembre 2003 era già stata indicata, come termine per la cessazione del regime transitorio di cui all'articolo 3, settimo comma, della legge n.249 del 1997, dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Deliberazione n.346 del 7 agosto 2001)"
"Detto articolo 3 rinvia ai limiti fissati dal sesto comma dell'articolo 2 della stessa legge n. 249, laddove si stabilisce che ad uno stesso soggetto a soggetti controllati o collegati 'non possono essere rilasciate concessioni ne' autorizzazioni che consentano di irradiare più dle venti per cento rispettivamente delle reti televisive o radiofoniche analogiche e dei programmi televisivi o radiofonici numerici, in ambito nazionale, trasmessi su frequenze terrestri, sulla base del piano delle frequenze".
"La sentenza della Corte n. 466 del 20 novembre 2002 muove dalla considerazione della situazione di fatto allora esistente che, a suo giudizio, 'non garantisce... l'attuazione del principio del pluralismo informativo esterno, che rappresenta uno degli 'imperativi' ineludibili emergenti dalla giurisprudenza costituzionale in materia".
"Nell'ultima delle considerazioni in diritto, la Corte precisa che 'la presente decisione, concernente le trasmissioni televisive in ambito nazionale su frequenze terrestri analogiche, non pregiudica il diverso futuro assetto che potrebbe derivare dallo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili.
"Dalla sentenza i cui contenuti essenziali sono stati richiamati dai presidenti delle Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nelle audizioni rese alle Commissioni riunite VII e IX della Camera dei deputati il 10 settembre 2003, discende pertanto che per poter considerate maturate le condizioni del diverso futuro assetto derivante dall'espansione della tecnica di trasmissione digitale terrestre e, quindi, per poter giudicare superabile il limite temporale fissato nel dispositivo, deve necessariamente ricorrere la condizione che sia interventuo un effettivo arricchimento del pluralismo derivante da tale espansione".
"La legge a me inviata si fa carico di questo problema. Le norme che disciplinano l'aspetto sopra considerato sono contenute nell'articolo 25, il cui primo comma stabilisce che, entro il 31 dicembre 2003, dovranno essere rese attive reti televisive digitali terrestri ponendo, in particolare, a carico della società concessionaria del servizio pubblico (secondo comma) l'obbligo di predisporre impianti (blocchi di diffusione) che consentano il raggiungimento del cinquanta per cento della popolazione entro il primo gennaio 2004 e del settanta per cento entro il primo gennaio 2005".
"L'articolo 25, terzo comma, stabilisce inoltre che 'l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, entro i 12 mesi successivi al 31 dicembre 2003, svolge un esame della complessiva offerta dei programmi televisivi digitali terrestri allo scopo di accertare: a) la quota di popolazione raggiunta dalel nuove reti digitali terrestri; b) la presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili; c) l'effettiva offerta al pubblico su tali reti anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche".
"Ciò premesso, ritengo di dover formulare alcune osservazioni in merito alla compatibilità di talune disposizioni della legge in esame con la sentenza n.466/2002 della Corte Costituzionale.
Una prima osservazione riguarda il termine massimo assegnato all'Autorità per effettuare detto esame: "Entro i dodici mesi successivi al 31 dicembre 2003" (articolo 25, terzo comma). Questo lasso di tempo - molto ampio rispetto alle presumibili occorrenze della verifica - si traduce, di fatto, in una proroga del termine finale indicato dalla Corte Costituzionale.
Una seconda osservazione concerne i poteri riconosciuti alla Autorità: questa, entro i trenta giorni successivi al completamento dell'accertamento, invia una relazione al Governo e alle competenti Commissioni parlamentari, "nella quale verifica se sia intervenuto un effettivo ampliamento delle offerte disponibili e del pluralismo nel settore televisivo ed eventualmente formula proposte di interventi diretti a favorire l'ulteriore incremento dell'offerta di programmi televisivi digitali terrestri e dell'accesso ai medesimi" (articolo 25, terzo comma).
"Ne deriva che, se l'Autorità dovesse accertare, entro il termine assegnatole, che le supposte condizioni (raggiungimento della prestabilita quota di popolazione da parte delle nuove reti digitali terrestri, presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili; effettiva offerta al pubblico su tali reti anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche) non si sono verificate, non si avrebbe alcuna conseguenza certa. La legge, infatti, non fornisce indicazioni in ordine al tipo e agli effetti dei provvedimenti che dovrebbero seguire all'eventuale esito negativo dell'accertamento.
"Si consideri, inoltre, che il paragrafo 11, penultimo capoverso, delle considerazioni in diritto della sentenza n.466, recita: "D'altro canto, la data del 31 dicembre 2003 offre margini temporali all'intervento del legislatore per determinare le modalità della definitiva cessazione del regime transitorio di cui al comma 7 dell'articolo 3 della legge n. 249 del 1977".
'Ne consegue che il primo gennaio 2004 può essere considerato come il dies a quo non di un nuovo regime transitorio, ma dell'attuazione delle predette modalità di cessazione del regime medesimo, che devono essere determinate dal Parlamento entro il 31 dicembre 2003. Si rende, inoltre, necessario indicare il dies ad quem e, cioè, il termine di tale fase di attuazione.
"Tutto ciò detto in relazione alla compatibilità delle succitate disposizioni della legge in esame con la sentenza n.466 del 20 novembre 2002, non posso esimermi dal richiamare l'attenzione del Parlamento su altre parti della legge che-per quanto attiene al rispetto del pluralismo dell'informazione- appaiono non il linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale.
"Si consideri, a tale proposito, che la sentenza della Corte Costituzionale n. 826 del 1988 poneva come un imperativo la necessità di garantire "il massimo di pluralismo esterno, onde soddisfare, attraverso una pluralità di voci concorrenti, il diritto del cittadino all'informazione". E ancora, nella sentenza n. 420 del 1994, la stessa Corte sottolineava l'indispensabilità di "un'idonea disciplina che prevenga la formazione di posizioni dominanti".
"Nell'ambito dei principi fissati dalla richiamata giurisprudenza della Corte Costituzionale si è mosso il messaggio da me inviato alle Camere il 23 luglio 2002.
"Per quanto riguarda la concentrazione dei mezzi finanziari, il sistema integrato delle comunicazioni (SIC)- assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori della comunicazione- potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20 per cento (articolo 15, secondo comma, della legge) di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti".
"Quanto al problema della raccolta pubblicitaria, si richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 231 del 1985 che, riprendendo principi affermati in precedenti decisioni, richiede che sia evitato il pericolo 'che la radiotelevisione, inaridendo una tradizionale fonte di finanziamento della libera stampa, rechi grave pregiudizio ad una liberta' che la Costituzione fa oggetto di energica tutela".
"Si rende, infine, indispensabile espungere dal testo della legge il comma 14 dell'articolo 23, che rende applicabili alla realizzazione di reti digitali terrestri le disposizioni del decreto legislativo 4 settembre 2002, numero 198, del quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale con la sentenza numero 303 del 25 settembre/1 ottobre 2003. Per la stessa ragione, va soppresso il riferimento al predetto decreto legislativo dichiarato incostituzionale, contenuto nell'articolo 5, primo comma, lettera l) e nell'articolo 24, terzo comma".
"Per i motivi innanzi illustrati, chiedo, alle Camere, a norma dell'articolo 74 primo comma, della Costituzione, una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa il 5 dicembre 2003".
scritto da maurocherubino
dicembre 17, 2003 19:42 / p-link / / commenti
Il poeta tunisino, Abdelwahab Meddeb, ciinsegna che : “L’esilio non è un castigo, ma una ricerca”. E’ in questo la chiave del bellissimo libro di Bobo Craxi . Un viaggio in compagnia di Gianni Pennacchi, nel quale Bobo, percorrendo gli anni dell’esilio tunisino di Bettino Craxi compie un viaggio nel quale due sono i viaggiatori, entrambi alla ricerca. Bettino Craxi, in compagnia dellasolitudine –amica forse della sua intera vita – vive attraverso l’esperienza dell’esilio unviaggio in se stesso. Riscopre l’uomo, analizza il suo cammino politico, cerca di comprendere dalla sponda del Golfo di Hammamet, la politica di un Paese storicamente ingeneroso e privo di memoria. Dalla strada della fonte organizza la sua difesa. Bobo, che aveva conosciuto il grande socialista, il politico delle riforme, lo statista,compie un viaggio in sua compagnia. Riscopre eassapora il volto di quell’uomo, i suoi gesti , la sua essenza, ritrovando suo padre. Non intendo anticipare nulla di un libro che deve essere vissuto intensamente dal lettore. Un viaggio che ognuno, attraverso leproprie sensibilità, trasformerà in emozioni, in valutazioni . Bobo Craxi, attraverso le pagine del suo libro vi condurrà nel rapporto intenso tra un padre ed un figlio. Un libro che vi consentirà di conoscere una storia italiana, taciuta nella sua realtà. La storia della “falsa rivoluzione italiana” e di un grande uomo politico che aveva osato sognare. Da parte mia, posso solamente dirvi che non dimenticherò mai quell’uomo differente, che amava la semplicità e che sapeva commuoversi dinnanzi a un tramonto. Un uomo di grande statura politica e umana che dinnanzi al Golfo di Hammamet, come Traiano sul Golfo Persico, comprese che non si sarebbe imbarcato mai sul quel mare…e daquella sponda lontana e amica guardò in faccia alla sua vita.
scritto da maurocherubino
dicembre 13, 2003 12:31 / p-link / / commenti (3)
Abbiamo nei giorni scorsi affrontato la questione della diaspora scaturita in seno ad Alleanza Nazionale. Lo abbiamo fatto, inoltrandoci in ragionamenti di politica dai contenuti nobili, cercando di comprendere i perché ed il cammino futuro di una comunità che si vede depauperata dei suoi valori ideali. Ora, parliamo di politica. Si, di vera politica. Fatta di strategie, di matematica, di possibili alleanze e resa dei conti. E’ su questo che Fini – probabilmente – perderà la partita. Abbiamo osservato - nella trasmissione Porta a Porta - un Finiprotervo. La diaspora, che anima la comunità della quale e’ leader, e’ un problema di poco conto, da non affrontare. Oggi Gianfranco Fini si sente uno statista, dichiara di avere letto qualche buon libro, – ed e’ chiaro il senso ironico della sua affermazione – e vede prospettarsi dinnanzi unfuturo da leader della destra liberale e moderata, che potrebbe condurlo a divenire Presidente del Consiglio dei Ministri. Noi, che siamo ancora con i piedi ben piantati a terra, riusciamo – per nostra fortuna - ad osservare la realtà. Allora facciamo un ragionamento e due semplici conti. Attualmente il Presidente Fini e’ convinto di avere in mano il partito ed il suo futuro. La politica ha un tempo per le parole ed un tempo per la verifica. Ma anche per le strategie. Le parole di Fini sono state chiare, chiaro il percorso. La verifica giungerà presto, alle prossime elezioni amministrative ed europee. E la strategia? La strategia vedrà protagonisti della partita i suoi avversari interni ed esterni, visibili e nell'ombra. Ognuno con un ruolo differente, ognuno organico all’obiettivo. Alle prossime elezioni europee , Alleanza Nazionale non correrà la partita elettorale con il proprio simbolo. Le dichiarazioni di Fini andavano a supportare politicamente anche questo progetto. Quindi, riforma e lista unica con Berlusconi e Casini. A questo punto si verificherebbe un evento che sembra marginale, ma di simbolica ed effettiva rilevanza. Alle prossime elezioni, la Fiamma Tricolore e’ rappresentata solamente dal movimento di Pino Rauti. E la fiamma - dopo le dichiarazioni di Fini -rischia di fare il pieno di voti. Le altre formazioni, presenti nel panorama politico della destra sono: il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher e Forza Nuova di Roberto Fiore. A supporto di questa frammentazione due nuove figure : Donna Assunta Almirante ed Alessandra Mussolini. In ultimo Francesco Storace, che dinnanzi ad una lista unica della Casa delle Libertà potrebbe presentare una Lista alternativa. Nell’ambito di una strategia interna- supportata dall’esterno – potrebbe prefigurarsi questo panorama con Pino Rauti protagonista e tessitore della tela. Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore –unica fiamma sulla scheda - potrebbe presentare nelle sue liste - candidate al Parlamento Europeo- Assunta Almirante ed Alessandra Mussolini. Forza Nuova ed il Fronte Nazionale sottoscrivere un patto di desistenza e convogliare i voti sulla Fiamma di Pino Rauti, che in questo scenario potrebbe recuperare ampi consensi.Francesco Storace correre la partita con unalista con Voglia di Destra… e dichiara - mentre scrivo - alla platea dell'Hilton di Roma: "Non ce ne andremo, resteremo qui perche' questa e' casa nostra. Non traslocheremo. Piu' cuore, piu' cuore. Daremo un'anima ad Alleanza Nazionale''..."E' l'atto di nascita politico dell'Associazione per la lista Storace nella societa' , ma anche in quegli enti locali dove il centrodestra ha bisogno di rianimare una speranza, di avere riferimenti, proiettando il nostro lavoro al di la' delle elezioni europee, se non vi saranno sorprese" L’obiettivo di questa strategia potrebbe mirare ad un depauperamento del serbatoio elettorale “storico” di Alleanza Nazionale. Qualora si verificasse un fallimento elettorale della prima esperienza unitaria Fini-Berlusconi-Casini - e Alleanza Nazionale viene da diverse recenti sconfitte elettorali, tra le quali, sonora quella delle Provinciali a Roma - a Via della Scrofa presenterebbero il conto. Sicuramente il panorama possibile descritto non rafforzerebbe la posizione di Fini. Il leader potrebbe vedersi costretto a cedere la "segreteria"ad un giovane esponente con autorevolezza all’interno di Alleanza Nazionale, gradito al mondo cattolico per le sue posizioni di equilibrio e di attenzione alle tematiche del sociale e che nell’ambito di una nuova stagione -che dovrà necessariamente nascere nell’unità- abbia autorevolezza e rispetto conferito dalla sua storia politica. Anche in coloro, che decisero di abbandonare Fini a Fiuggi, o lo hanno fatto recentemente dopo le sue esternazioni. Gianfranco Fini ed il suo ambiente hanno sempre avuto un rapporto di “sopportazione” reciproca. Questo rapporto potrebbe volgere al termine. In questo quadro si innestano gli interessi degli ex-democratici cristiani, che vedono nei progetti futuri del vice-presidente del consiglio un ostacolo alle loro ambizioni politiche, di rappresentare con un loro uomo la leadership del centro-destra. Abili tessitori che potrebbero "intervenire" nella dispora. Molti gli interessi, molte le alleanze e le strategie possibili. Poche certezze, se non quella che il futuro del Leader di A.N. e' gravido di incognite. In politica, non c'e' spazio per la presunzione . Questo e' il più grave errore che possa commettere un uomo politico.
scritto da maurocherubino
dicembre 03, 2003 22:38 / p-link / / commenti (2)