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mercoledì, ottobre 27, 2004 Lezioni di storia dal dentista
di Vittorio Lussana (tratto da “L’Opinione delle Libertà” del 27 ottobre 2004)
Inevitabilmente si scatena la polemica sulla telenovela ‘Casa Mussolini’, ovvero la serata ‘alla naftalina’ mandata in onda dall’ineffabile ‘Cardinal Vesponi’ la scorsa settimana nel salotto di ‘Porta a Porta’. Curzio Maltese su ‘Repubblica’ ha trovato stucchevole il modo in cui si è sorvolato sul totalitarismo mussoliniano per parlare di lui – un lui con la 'elle' minuscola, si badi bene – in quanto buon padre di famiglia, nonno affettuoso e marito ‘quasi’ encomiabile. scritto da maurocherubino martedì, ottobre 26, 2004
Andreotti assolto Il 15 ottobre, la seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di Appello del 2 maggio 2003. L'accusa, per il Senatore a vita Giulio Andreotti, era di Associazione per delinquere di stampo mafioso . Si parla di assoluzione, ma forse e' il caso di leggere la sentenza. Ecco alcuni stralci: Giulio Andreotti ha "commesso" il "reato di partecipazione all'associazione per delinquere" (Cosa Nostra), "concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980", che però è "estinto per prescrizione". scritto da maurocherubino domenica, ottobre 17, 2004 Procreazione assistita, una legge sbagliata
a colloquio con il Dr. Giampiero Pepe, direttore clinico della Mediterranean Association for Human Reproduct
di Mauro Cherubino
La legge 40/2004 - sulla procreazione medicalmente assistita - ha visto confrontarsi il mondo della politica, della cultura, della scienza. La proposta referendaria dei Radicali , delle forze politiche della sinistra e laico-riformiste ha ottenuto un grande successo, raccogliendo oltre un milione di firme. La legge è fortemente criticata negli stessi ambienti politico-culturali vicini alle forze politiche che l’hanno approvata, mentre c’e’ chi auspica una revisione senza il ricorso allo strumento referendario. Ritengo, a questo punto, che il ricorso ad una modifica parlamentare di una legge approvata dal Parlamento non è lo strumento che possa condurci al ritorno alla ragionevolezza e che la cultura oscurantista, fondamentalista, reazionaria che l’ha prodotta debba essere sconfessata. Il successo ottenuto con la raccolta di oltre un milione di firme e’ il successo della cultura laica del nostro Paese e' la risposta ad un Parlamento che ha prodotto una legge fondamentalista “ sotto una forte pressione confessionale”. Sarà importante vigilare su questa ulteriore battaglia di civiltà, affinchè i cittadini non vengano derubati da chi - come il professor Sottile - tenta “ operazioni politiche” finalizzate ad annullare i possibili esiti referendari. La Cassazione entro il 15 dicembre terminerà il suo lavoro di controllo sulla regolarità delle firme depositate, successivamente la Consulta si pronuncierà sulla costituzionalità del referendum. Nel frattempo, Lettera 22 ha cercato di capire meglio gli aspetti di questa legge, cercando di cogliere il pensiero e l’opinione di chi ha competenza scientifica per pronunciarsi e farci meglio comprendere. Il Dottor Giampiero Pepe si e’ reso disponibile ad un colloquio, con grande cordialità mi ha ospitato nel suo studio concedendomi un’ intervista. Quarant’anni, romano, molto cordiale. Un medico, un uomo impegnato anche socialmente con “una pericolosa tendenza al ragionamento”. Il Dott. Pepe e’ il Direttore Clinico della Mediterranean Association for Human Reproduction, struttura medica nata dall’esigenza di trattare tutta la complessa materia legata alla Riproduzione Umana secondo percorsi metodologici clinici ispirati a principi deontologici, etici e morali. Dal 1988 al 1992 ha lavorato con il Dott. Simon Fishel presso il Centro RAPRUI di Roma ottenendo la prima gravidanza al mondo mediante fertilizzazione di ovociti con l’uso di uno YAG laser (Lancet, 1992). Dal 1992 ad oggi svolge attività professionale presso la Casa di Cura Villa Europa all’EUR. Ha seguito stage di perfezionamento in Nottingham e Manchester (UK) presso i Centri CARE del Dott. S. Fishel. Ha notevole esperienza nel campo della Medicina e Chirurgia della Riproduzione Umana. Dunque Dott. Pepe, grazie per avermi concesso questa intervista , ma da quanto ho compreso anche Lei e’ molto preoccupato dalle determinazioni prese dal Parlamento Italiano in materia di Fecondazione Assistita. Partiamo dalle cellule staminali embrionali : Ci può spiegare cosa sono, cosa possono rappresentare per la medicina e perché sono state escluse dalla ricerca? Volendo essere molto didattico, potrei dirle che le staminali sono cellule definite totipotenti ossia capaci di differenziarsi e prendere l’aspetto e la funzione delle cellule di ogni tessuto corporeo. E’ quindi piuttosto chiaro il vantaggio che si avrebbe nel momento in cui si potesse, mediante procedure tecniche standardizzate, indirizzarne lo sviluppo verso cellule epatiche, renali, cardiache, nervose, ematiche e così via. La medicina avrebbe la possibilità di guarire o, perlomeno, di trattare buona parte delle gravi malattie acute e croniche. Per completezza, va detto che tali cellule totipotenti sono già presenti in ogni tessuto corporeo e sono, ad esempio, rintracciabili e recuperabili dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita. Naturalmente, le cellule embrionali, proprio perché esistenti e recuperabili ai primordi dello sviluppo individuale, sembrano dare migliori garanzie in termini di totipotenzialità. Il divieto all’esercizio dell’attività di ricerca nasce, ufficialmente, dal fatto che il loro uso porterebbe al sacrificio di un embrione o, comunque, al suo trattamento mediante tecniche micromanipolative dichiarate invasive: se l’embrione viene dichiarato persona allora acquisisce piena autonomia nei confronti degli altri e della legge e diviene intoccabile come fortunatamente siamo (o dovremmo essere) noi. Dottor Pepe, le prese di posizione differenti, trovano origine nei propri convincimenti culturali. Gli uomini della politica, della cultura, della scienza dibattono sull’argomento avendo una prospettiva di visione differente. Essa e’ riconducibile ai propri principi e riferimenti filosofici e religiosi. Ritengo che l’esercizio necessario, prima di successivi ragionamenti , dovrebbe essere un esercizio filosofico. La domanda “origine” : L’embrione è persona? Non sono certo io a dover esibirmi in un tale esercizio. Però, in sedici anni di attività mai ho pensato che l’embrione potesse essere considerabile come non vitale. Le dirò di più. La vita è sempre presente: è già presente nello spermatozoo e nella cellula uovo ed entrambi derivano dall’essere umano che è vivo ed è stato embrione. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: il fatto è risaputo. Nonostante ciò, l’embrione non è persona in atto sebbene lo sia in fieri. Può essere manipolato senza che provi dolore perché non ha un sistema nervoso propriamente detto e non ha una coscienza di sé per sé e rispetto agli altri. Quindi ritiene possa essere liberamente manipolato. Ritengo che lo scienziato debba accostarsi con rispetto alla sacralità della vita. Ritengo che egli debba rifarsi all’etica prima che alla legge, alla morale prima che alla religione. Auspico che ovunque l’approccio manipolativo, certamente invasivo, venga effettuato abbia come oggetto un embrione non persona ma gruppo di cellule finalizzate, vitali e totalmente dipendenti dall’uomo. Quindi la sua posizione è per la ricerca sulle staminali embrionali? Assolutamente sì. Non su embrioni prodotti appositamente ma applicata alla coppia specifica per problematiche specifiche su embrioni poi mantenuti in vita. La ricerca su larga scala dovrà avvalersi di cellule staminali recuperate in altro modo. Abbiamo almeno due possibilità di affrontare il problema: la prima è che tutti donino qualcosa per tutti (come ad esempio la donazione di sangue, la donazione di midollo osseo, la donazione degli organi) rendendo necessario lo screening di compatibilità tra chi dona e chi riceve al fine di scongiurare gli eventi legati al rigetto del tessuto proveniente, comunque, da un estraneo; la seconda è che ognuno doni a sé stesso cellule staminali scongiurando le problematiche relative alla incompatibilità e al conseguente rigetto. Pensi solo al vantaggio biologico ed economico se ognuno dei nuovi nati nascesse con una dotazione di cellule totipotenti crioconservate. Non la seguo. Sto parlando del prelievo di sangue dal cordone ombelicale. Oggi questo è possibile ma il sangue prelevato è stoccato in banche pubbliche di crioconservazione finchè non risulti compatibile e quindi usabile per qualcun altro. Mi chiedo perchè non si affronti mai il problema della impossibilità per ogni genitore di essere libero di crioconservare dove vuole il sangue del cordone ombelicale del proprio figlio per imprevedibili e scongiurabili usi futuri. Se ognuno avesse in dotazione le proprie cellule staminali non vi sarebbe necessità di cercare di produrle o prelevarle ad altri. Torniamo alla procreazione assistita. Ritiene giusto il limite di tre embrioni da produrre per ciclo FIVET? Opererei un distinguo tra embrioni prodotti ed embrioni trasferiti in utero. Lavorare con questi limiti si può, ed infatti lo facciamo. Ma si creano svantaggi alla coppia e, all’interno di questa, prevalentemente alla donna. Non essendo possibile mettere a punto terapie farmacologiche di stimolazione ovarica che consentano lo sviluppo di un numero massimo di tre follicoli e, quindi, il recupero di un numero di ovociti compreso tra zero e tre, siamo costretti ad usare solo tre degli ovociti recuperati ignorando (e siamo al paradosso) la spinta evolutiva di un ovocita a vedersi fecondato. Quindi, per legge, l’embrione è persona ma l’ovocita non è vivo o, se lo è, è non trattabile e quindi ignorabile. A nulla valgono, a mio parere, le giustificazioni di coloro che dicono che, d’altronde, ogni mese ogni donna perde almeno un ovocita (quando non gravida) perché si potrebbe obiettare che nella specie umana circa il 70% degli embrioni non attecchiscono e muoiono all’interno dell’apparato riproduttivo femminile. Paradossalmente, ci sentivamo moralmente ed eticamente più corretti in precedenza, quando davamo il massimo delle possibilità ad ogni ovocita, ad ogni embrione trasferito in utero e ad ogni embrione crioconservato. Per quanto riguarda il limite di tre embrioni da trasferire, questo è oggi una diretta conseguenza del numero massimo di embrioni da produrre ma ieri era una scelta convenzionale operata in quasi tutti i centri di riproduzione assistita. Cosa pensa della Diagnosi Pre-Impianto? Una possibilità diagnostica complessa ed eccezionale. Un passo avanti strategico nella diagnosi delle malattie geneticamente trasmissibili. Quando vietata, l’occasione perduta per limitare la diffusione tra la popolazione di malattie incurabili estremamente costose per la famiglia e la comunità. Quando impedita, l’esercizio legalizzato dell’egoismo di stato atto a creare la situazione in cui la coppia sia costretta a decidere di togliere la vita ad un organismo malato ma formato piuttosto che interrompere lo sviluppo di cellule vive ma indifferenziate. Nel primo caso il rimorso, immediato e/o postumo, è generalmente incontenibile e su sensi di colpa e rimorsi qualcuno agisce da secoli. Si riferisce alla Chiesa? Qualcuno ha detto che la 40/2004 pare scritta a quattro mani da chi non ha mai visto un centro di procreazione unitamente a esponenti della classe dirigente del clero. Non è mia competenza appurare il vero ma, fortunatamente, qualche giorno fa, un’anziana suora (mia maestra di canto alle elementari) mi ha detto: “…bravo, porta avanti la tua missione”. Si dice che sia stata pensata per dar fine al “far west” riproduttivo? Quardi, in molti hanno pensato e pensano che la 40/2004 sia stata approvata per dare un severo segnale alla classe medica mettendo fine a guadagni a tanti zeri. Come le ho già detto, si dice che questa legge pare formulata da chi non ha conoscenza di centri di procreazione assistita. La fenomenologia di una scoperta medica o di una innovazione tecnologica in medicina è sempre pressocchè identica: all’inizio (quando è praticata da uno o da pochi) consente guadagni elevati ed anche elevatissimi (parlo, nel nostro caso, degli anni ’80 e ’90) poi tende ad assestarsi a valori tanto più bassi quanto più aumenta di numero di operatori. Pertanto, i primi risultati sono: - aver diminuito il numero di embrioni producibili per ciclo aumentando il numero di cicli totale per coppia (con vantaggio per i centri) - aver impedito il congelamento di embrioni e l’uso di gameti donati diminuendo le incombenze, i costi e il rischio medico-legale per i centri ma ha: - costretto le coppie a sottoporsi ad un maggior numero di cicli FIVET con maggior impegno in termini di stress psico-fisico ed economico - spinto le coppie all’estero con maggior impegno in termini di stress psico-fisico ed economico e minore valutabilità del rischio legato all’uso di gameti donati - determinato l’incontrollabilità dei centri (perché stranieri) con minore valutabilità del rischio biologico per la coppia e per la sanità pubblica in genere - creato la possibilità di gabbare le restrizioni della legge mediante l’applicazione di tecniche vietate presso strutture clandestine (come successe per l’interruzione volontaria della gravidanza) Lei che è un operatore del settore, cosa auspicherebbe? Le rispondo molto onestamente. Da tempo aspettavamo qualcosa che non fosse necessariamente una legge (perché la poca normativa che avevamo sulla procreazione assistita, unita a quella sulle strutture sanitarie e alle norme civili e penali già in essere poteva bastare quando associata al normale esercizio della deontologia medica) ma anche un pronunciamento (tipo Linee Guida) che segnasse metodicamente la sequenza degli atti amministrativi e procedurali utili a standardizzare l’operato dei numerosi centri presenti sul nostro territorio. Chi si comportava bene ieri non ha avuto grossi cambiamenti oggi ma, anzi, ha potuto evitare il trattamento di quei casi (peraltro scarsi) non suscettibili di trattamento omologo e gravati da grosso impegno organizzativo e medico-legale. Purtroppo, però, l’Italia (che era come sempre all’avanguardia) ha dovuto bloccare tutti i progetti di ricerca sulla diagnosi genetica pre-impianto dovendo aderire alla massima “meglio un aborto domani che un uovo oggi”. Lei e’ un medico che guarda con grande sensibilità ed attenzione all’impegno sociale. Prima della nostra intervista - colloquiando - mi ha parlato di Alleanza Solidale. Mi puo’ spiegare meglio questo suo progetto? Dove regna l'inerzia e l'indifferenza, c'è bisogno di noi. Alleanza Solidale è un progetto, sarà una comunità eterogenea, non avrà limiti di credo politico o religioso, non avrà un sesso nè un colore o un'età. Avrà tempo e voglia di parlare, discutere, progettare, costruire e aiutare. Per il momento e’ un progetto, abbiamo anche un nostro sito web. Spero che faremo molta strada. Dottor Pepe, ha firmato per il referendum per l’abrogazione della legge sulla P.M.A.? Le rispondo volentieri che ho firmato anche se solo allo scadere del tempo utile. Ho firmato come uomo e non come medico perché anch’io ho avuto qualche difficoltà ad avere la prima delle due mie figlie. Ho firmato perchè ho conosciuto la disperazione discreta e dignitosa di chi si divide giorno dopo giorno tra ambulatori di riproduzione assistita e tribunali senza riuscire ad avere né figli propri né adottati. Ho firmato per riscrivere una legge che è statica, pesante, offensiva per la coppia e per il medico, accettata più dai pochi che dai molti. Ho firmato perché grande parte del mondo scientifico ha firmato con me contro una legge nata dall’ignoranza sulla materia e dal più ostentato integralismo religioso. Le posso chiedere quando si è convinto? Mi sono convinto quando in una non recentissima trasmissione a tema condotta da Socci ed ambientata in una comunità "operativa" cattolica il Prof. Buttiglione richiamava tutti a pensare alle migliaia di embrioni lasciati a "morire di freddo". Un uso, me lo lasci dire, artatamente scorretto della credulità popolare. scritto da maurocherubino venerdì, ottobre 15, 2004
Vittorio Lussana a colloquio con Alberto Franceschini Lettera22 rilancia l'interessante intervista grazie alla gentile concessione dell'autore
Alberto Franceschini:"Una situazione assurda" di Vittorio Lussana Alberto Franceschini è stato il fondatore storico, insieme a Renato Curcio, delle Brigate Rosse: ecco il suo parere sulla concessione di un provvedimento di clemenza nei confronti di Adriano Sofri.
scritto da maurocherubino mercoledì, ottobre 13, 2004
Si informano tutti gli amici e compagni che presso il sito www.rainews24.rai.it, cliccando alla voce NEXT, trasmissione di approfondimento politico in onda sulle frequenze satellitari di Rainews24, si potrà assistere in video alla lunga intervista televisiva concessa ieri dal Vicesegretario Nazionale del Nuovo PSI, On. Bobo Craxi, al giornalista Piero Di Pasquale. La visione dell’intervista è divisa in cinque parti, per la vastità degli argomenti toccati nel corso dell’ampio ‘faccia a faccia’ e, per assistere alla registrazione, è necessario cliccare sulla voce VIDEO, a seconda dei temi che più vi interessano. scritto da maurocherubino lunedì, ottobre 11, 2004 Nicotri, ma che "cavolo" hai scritto?
di Vittorio Lussana
A parte il fatto che il Dott. Pino Nicotri entra in contraddizione con se stesso allorquando dichiara di essere schifato dalla nostra informazione nazionale – ambiente di cui anch’egli fa parte e che, per sua stessa ammissione, continua professionalmente a frequentare -, non ho ben compreso il motivo del livore con cui ha risposto al povero Mauro Cherubino, il quale aveva recentemente criticato, sul sito web www.ilcassetto.it, testata telematica rispettabilissima, il suo ultimo lavoro intitolato “L’arcitaliano Giuliano Ferrara” (Kaos edizioni). Infatti, se l’autore è così indignato nei confronti degli ambienti giornalistici ‘nostrani’, credo sia tranquillamente libero di cambiare Paese. E se anche egli è così ingenuo da immaginare di poter cambiare il mondo, ritengo allora doveroso avvertirlo che, sin dai tempi della critica marxista all’utopismo ‘bakuniano’, sarebbe meglio prendesse atto che la realtà che ci circonda muta da sola, e che l’unico vero problema di una coerente gestione evolutiva delle cose è quello di fornire loro una sana capacità di auto-organizzazione. Detto questo, possiamo passare all’oggetto del contendere: Giuliano Ferrara. Il torto del libro di Nicotri, che a mio parere Cherubino ha colto dignitosamente - e che forse l’autore non ha ben compreso -, è quello di aver dato eccessiva importanza al personaggio Giuliano Ferrara, istrionico e ‘battutista’ per natura, senza analizzare approfonditamente l’uomo. Di Giuliano Ferrara, amici comuni me ne parlano sin dagli anni della mia adolescenza: in quel tempo, lavorava come un matto saltando ogni notte in macchina per portare personalmente le bozze in carta ‘cipollina’ dei suoi quotidiani in tipografia. Ha lottato e lavorato duramente, per riuscire ad affermarsi. E Dio solo sa quanto ciò sia difficile, in Italia, dove un giornalista si ritrova spesso ‘sotto schiaffo’. Essere un giornalista vero, nel nostro Paese, significa ‘mangiare merda’ almeno per venti anni: Nicotri, questo, lo sa? Il ricatto che subisce un giornalista è il seguente: vuoi fare il mestiere più bello del mondo? Allora resta ‘a ruota’ dei potenti e muori! Nicotri ciò lo ha compreso, oppure vive ancora l’illusione intellettualistica del giornalismo come quarto potere? Fare informazione, soprattutto riuscire a farla alla Giuliano Ferrara, non è impresa che possa venir giudicata in una maniera qualsiasi. Ferrara, allorquando si tratta di sapere quali saranno le nomine dei più alti funzionari di enti e ministeri, spesso ha il nome dell’incaricato prima ancora che il ministro lo proponga: Nicotri ne è consapevole? Si rende conto dei prezzi che un giornalista deve pagare per raggiungere determinati traguardi professionali? Frequento Mauro Cherubino da alcuni anni. E’ un ragazzo moderato e simpatico, che non conosce minimamente la foga nell’esprimersi: dove la vede Nicotri? E la questione che egli ha voluto porre è semplicemente la seguente: “Nicotri, ma che ‘cavolo’ hai scritto”? Ovvero, la classica domanda che un qualsiasi caporedattore porrebbe ad un proprio giornalista il quale, anziché limitarsi a raccontare i fatti principali o i difficili passaggi professionali di un personaggio, pretende di spiegare ai lettori il significato della vita: non è più giornalismo, questo, ma saccenza. Infine, Nicotri ritiene di giudicare egli stesso la fetenzia delle ‘anime’ in circolazione. Poi, però, nel merito della bisessualità di Ferrara, dichiara di non essere un moralista: ma, allora, quando Nicotri è un moralista e quando non lo è? Dipende forse dal momento o dalla convenienza contingente? Ci son dunque due persone in lui? Guardi, Nicotri, non si offenda: qui il problema non è quello di ‘farsela sotto’ davanti a Ferrara, bensì di comprendere il futuro di una professione che abbiamo l’onore e l’onere di esercitare con responsabilità, umanità e consapevolezza sociale. Senza cioè andare a cercarsi un bersaglio a tutti i costi - per quanto fisicamente ben individuabile esso possa risultare -, poiché ciò rappresenterebbe una cattiva politica, e non certo informazione. scritto da maurocherubino lunedì, ottobre 11, 2004 Mi inchino al Cherubino: che voli in pace di Pino Nicotri Non ho nessuna intenzione di raccogliere le nuove affermazioni di Cherubino. Che voli alto, anzi altissimo nelle profondità dei cieli. Amen. tratto da Il Barbiere della Sera 11 ottobre 2004 scritto da maurocherubino sabato, ottobre 09, 2004
Duellanti e anime pavide
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