Invia anche tu la lettera al Presidente Ciampi!
lettera 22 di mauro cherubino
della politica, con qualche distrazione. pensieri notturni lanciati in rete come coriandoli

oggi
giugno 2006
maggio 2006
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003

adnkronos
alleanza solidale
ansa
barbiere della sera
beppe severgnini
blog di Alan Patarga
blogperlaliberta'
camera deputati
Camera Deputati - Rassegna Stampa
casa laica
corsera
diario
fondazione craxi
gianluca perricone
il cassetto
IL CRESPINO
il foglio
il manifesto
il riformista
italialaica
italianieuropei
l'espresso
la 7
la repubblica
laici.it
panorama
Partito Socialista
puskas
radio radicale
radio24
Socialisti.net
wittgenstein

*loading*. grazie =^^=

Blog Aggregator 3.0 - The Filter
Vota questo sito su Blog-Show.com! BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

layout © lysanda
host © splinder
template © template x tutti

venerdì, dicembre 24, 2004

...

 

 

La "testa alta" dei socialisti

 

 

di Vittorio Lussana

 

(tratto da “L’Opinione delle Libertà” del 18 dicembre 2004)

 

 

Molte persone mi chiedono per quale motivo mi interessi particolarmente la progressiva ricostruzione di un partito come il Nuovo Psi, che a fine gennaio celebrerà il suo IV Congresso nazionale. E molti di coloro che mi pongono tale domanda, affermano di non capire la collocazione strategica e l’esiguo peso contrattuale della formazione guidata da Gianni de Michelis e Bobo Craxi all’interno della Casa delle Libertà.

Tali questioni indubbiamente possiedono una loro ineccepibilità. Ma la risposta che mi viene spontaneo fornire, spesso lascia interdetti i miei interlocutori. Il Nuovo Psi, che qualcuno vorrebbe tornare a chiamare ‘sic et simpliciter’ Psi, è una formazione che sta riuscendo a ritrovare una sua originalissima sintesi politica: quella del socialismo liberale. Filosoficamente, il concetto è forse uno dei più affascinanti che la cultura politica italiana sia mai stata in grado di enunciare: metodologie liberali che portino a risultati di effettiva trasformazione in senso socialista della società. Politicamente, invece, il concetto non ha mai trovato una propria concretizzazione, per una serie di motivazioni storico - ideologiche intorno alle quali sarebbe ora assai complesso soffermarsi. In effetti, quello del socialismo liberale appare, soprattutto in Italia, un sentiero piuttosto impervio, una ‘porta stretta’ che impegnerebbe tutti quanti in una seria ridiscussione della cultura politica complessiva del nostro Paese. Ma sarebbe un errore credere che sia impossibile, per questo piccolo partito, riuscire a ritrovare, mediante un’ispirazione ideale di tal genere, il ruolo che esso merita di svolgere all’interno del nostro panorama politico. E se si pensa questo, allora vuol dire che non si è consapevoli di cosa sia ancora capace di fare questo gruppuscolo di socialisti un po’ matti.

Già lo scrissi alla fine del loro III congresso nazionale: state attenti, perché Craxi, De Michelis, Milioto, Chiara Moroni e tutti gli altri non sono dei ‘malati di nostalgia’, non hanno determinate ‘zavorre’ rispetto ad altri gruppi politici erranti nella loro drammatica diaspora, e risultano totalmente vaccinati dai narcisismi puramente autoreferenziali.

Il Nuovo Psi è un partito che ama la vera politica e che, più seriamente degli altri, è disposto a giocarsi le proprie carte ‘declinandole al futuro’. Ed in ciò risulta, a ben guardare, forza molto più progressista, in termini di contenuti, di quasi tutte le formazioni ‘parcheggiate’ all’interno dell’Ulivo. In questi anni, mi è capitata la fortuna di poter scrivere moltissimo in favore della causa di tutta l’area laica. Ma le capacità di manovra di De Michelis e Craxi, l’impegno di Chiara Moroni, i sacrifici di Vincenzo Milioto, la razionalità di Stefano Caldoro, l’entusiasmo di Lorenzo Pirrotta, la fantasia di Donato Robilotta e la ‘testa dura’ di molti altri militanti socialisti mi risultano meglio direzionate e possiedono capacità realizzative e politiche che solo i radicali possono effettivamente vantare. Nel Nuovo Psi non ci sono ‘tromboni’, né pretese assurde. Si studia ogni passo senza mai inventarsi nulla, senza ricorrere ad improvvisazioni che lasciano il tempo che trovano. Non che nel garofano non capitino litigate pazzesche o che, ogni tanto, non si svegli qualcuno con una novità tutta sua che vorrebbe imporre agli altri. Eppure, qualcosa funziona. Ed è questo fatto che mi ha sempre interessato: esiste ancora una forma di politica capace di grandi generosità, di slanci di passione, di idealità autentiche. E mi dispiace far notare ciò ad altri amici, poiché desidererei profondamente che anch’essi potessero ritrovare un pugno di uomini - niente di più…-, in grado di dare veramente qualcosa alla politica italiana.

Gianni De Michelis guarda sornione alle giovani leve. Donato Robilotta si arrampica funambolicamente sulle ardue vette di un riformismo sociale in grado di lasciare un segno concreto sul territorio della regione Lazio, arrivando a telefonarmi per sapere se trovo traffico quando vado a trovare mia madre la domenica sui Colli Anieni al fine di informarsi dettagliatamente sui reali disagi della popolazione laziale. Vincenzo Milioto si tormenta, nella sua ‘sicilitudine’ un po’ ombrosa, per ritrovare quel filo ideale in grado di riportare la sua terra, quella sua meravigliosa e, a volte, maledetta Sicilia, sulla strada del progresso e di uno sviluppo celere ed armonico. Chiara Moroni si danna l’anima per ridare cittadinanza al socialismo in Lombardia, per farle ritrovare quel suo orgoglioso cuore riformista che l’ha fatta diventare la regione più forte e più laboriosa d’Italia. E Bobo Craxi conta di riunire tutto il mondo socialista disperso, e ci crede come se dovesse rispondere di questo a qualcuno lassù…

E’ un ottimo gruppo quello dei socialisti del Nuovo Psi, che discute ma non si sfalda, che ha la maturità di trovare un punto di compromesso tra tutte le posizioni. E chi lo giudica con sufficienza, commette un grave errore di valutazione, poiché non comprende la profondità della crisi oggettiva delle cosiddette politiche di sinistra ‘ammissibili’ per questo Paese.

Socialisti di tutta Italia unitevi! Questo Paese ha bisogno proprio di voi. Molti non vogliono vedervi tornare, per puro pregiudizio o per non dover fare i conti con contraddizioni che li costringono a camminare in cerchio da più di un decennio, in una sorta di maledizione biblica. Ma nella ‘stanza del tesoro’ della sinistra italiana ci sono proprio i socialisti e non altri, perché gli italiani si sono accorti, intelligentemente, che il ‘buonismo veltroniano’ è utile solo a celare ipocrisie e che il mondo post comunista non riesce ad emergere dal labirinto ideologico nel quale si ritrova se non mediante formalismi, culturali e comportamentali, leggibili in una chiave eminentemente dialettica, per non dire ‘sofistica’. Essere veramente socialisti significa saper superare ogni tempesta, giocare le proprie partite non in base a mere motivazioni di potere, ma per poter dire a se stessi prima ancora che agli italiani: “Noi sappiamo uscire a ‘testa alta’ da ogni difficoltà”!

scritto da maurocherubino
dicembre 24, 2004 09:27 / p-link / / commenti

mercoledì, dicembre 22, 2004

...

DIARIO. APPUNTI DI VIAGGIO NELLA PALESTINA DEL DOPO ARAFAT

Berlusconi, riportiamo il Medioriente in agenda

Suggerisco al premier di organizzare a Erice

una conferenza internazionale di pace. Il dilemma di Fini

di Bobo Craxi

 

(tratto da “Il Riformista” del 21 dicembre 2004)

 

 

“E’ passato un mese, ma ancora non ci possiamo credere: ogni mattina passo dalla Mukata a salutare Abu Ammar, anche se lui non c’è più…”. Così ci ha detto la figlia più giovane di Abu Jihad, il numero due di Arafat trucidato sotto i suoi occhi dai servizi israeliani. Allo shock per la morte del padre si è aggiunta l’improvvisa scomparsa del padre di tutti i palestinesi, nonostante i pareri concordi di tutta la stampa internazionale si affannino a spiegare che egli ha offerto il suo sacrificio alla possibilità di una nuova pace mentre, in realtà, ha lasciato, insieme al vuoto incolmabile, un clima di dubbi e di incertezze. La dirigenza palestinese non si è tuttavia persa d’animo ed ha capitalizzato l’enorme emozione suscitata dalla scomparsa del ‘rais’ per accelerare, così come previsto dalla loro Costituzione, tutti i procedimenti che li porteranno ad un voto democratico per eleggere il sostituto di Arafat. Sono stati abili e lungimiranti i dirigenti di Al Fatah, riponendo antiche e non sopite divisioni per scegliere l’uomo che più d’ogni altro rappresenta la nuova credibilità dei palestinesi sulla scena internazionale, Abu Mazen, cercando di garantirsi una cornice internazionale di sostegno attivo, di supervisione alle elezioni presidenziali e a quelle legislative del 9 gennaio. La Commissione europea si è già messa all’opera inviando i primi osservatori ‘a lungo termine’, provenienti la tutti gli Stati membri (della delegazione fanno parte tre italiani in qualità di esperti con un curriculum alle spalle di osservatori nelle operazioni più difficili: Bosnia, Mozambico, Kosovo, Timor…), gli Stati arabi ‘fratelli’, a parole hanno voluto garantire il loro sostegno con la diffidenza che da sempre li caratterizza. Ma le incognite sulle elezioni di gennaio sono soprattutto due e sono rappresentate dagli attori principali che si fronteggiano sul terreno: i palestinesi che hanno trovato l’ombrello protettivo dell’islamismo più radicale e che influenzano l’area più popolosa ed anche più povera di questa specie di entità nazionale della Palestina. Sono le milizie di Hamas, apparentemente silenziose nel rispetto dei quaranta giorni di lutto per la morte di Abou Ammar, indecise se partecipare o meno alle elezioni presidenziali, certamente interessate a far valere la loro influenza sul voto municipale. Assieme al leader spirituale Bargouti, detenuto in Israele, rappresentano i maggiori ostacoli interni per la nuova leadership palestinese, che cerca di aggirarli promuovendo un giustificato attivismo politico-diplomatico. Le delegazioni dei parlamentari di Al Fatah, grazie ad un permesso speciale varcano il check - point di Ramallah per incontrare i parlamentari israeliani di tutti gli schieramenti politici: “Dovete fare in fretta e per bene, da questa parte pochi stanno spingendo per una soluzione equilibrata del conflitto..” ripetono gli esponenti del Likud, resi ostaggi dal crescente peso dei coloni e dall’impressionante, quanto incomprensibile, rapido aumento di insediamenti, di quartieri abitati, ormai si dice, anche da cittadini del mondo venuti da ogni dove, soprattutto dall’ex Unione Sovietica, per contenere o squilibrare il peso demografico delle due popolazioni. Malgrado Sharon appaia deciso di tirare diritto sulla strada dello smantellamento dei coloni a Gaza e di garantire un governo di unità nazionale destinato ad assumere decisioni impegnative, pesano sul futuro non solo le incomprensioni storiche, quanto le tragedie più recenti e vicine, gli attacchi suicidi che obbligano i cittadini israeliani ad una esistenza blindata e le feroci ed incontrollate rappresaglie israeliane che hanno circoscritto nei moderni ‘bandustan’ decine di villaggi ‘arabi’, molti dei quali privati non solo della libertà di movimento per gli abitanti, ma anche dei beni di necessità primari - acqua, luce -, che esaspera e rendono la popolazione prigioniera ed inerme di fronte ad una logica che spinge al ‘tanto peggio, tanto meglio’. Il console italiano Manduzi con arguzia mi ha ripetuto l’adagio che sembra esser divenuto l’auspicio comune di tante delegazioni internazionali presenti sul terreno: “Riusciranno i nostri eroi questa volta?”, mentre con abilità diplomatica cercava di spiegare a Roma che proprio non sarà possibile evitare per il Ministro Fini di rendere omaggio ad Arafat in occasione della visita ufficiale, visto che riposa accanto al palazzo sventrato della Mukata. Naturalmente, il migliore auspicio è che, alla fine, le condizioni favorevoli generali accelerino i processi di un nuovo negoziato su basi che, allo stato, non appaiono né certe né medesime, ma i tempi medio - orientali non consentono di fare previsioni a breve scadenza, un passo alla volta. Suggerendo al nostro premier la città di Erice, come località in grado di ospitare di una Conferenza internazionale di pace, ritenevo che si potesse nuovamente rimettere l’Italia al centro di questa difficile matassa da districare, conservando un buon ricordo dei politici italiani che hanno aiutato la causa palestinese e la sua internazionalizzazione: “Non dimenticheremo quello che fece vostro padre Bettino per noi” ha ripetuto a me e a mia sorella Stefania - divenuta ‘mamma adottiva’, con la Fondazione Craxi, di settanta bambini palestinesi -, il Presidente pro-tempore Fattouh. Anche a me vien da ripetere lo stesso, pensando all’esilio ed alla diaspora dei socialisti italiani, poiché la scomparsa di un ‘rais’, qualunque esso sia, lascia sulla Terra un vuoto sempre difficile da riempire, e le speranze sono sempre sopraffatte dalle delusioni. Speriamo che questa volta non sia proprio così.

scritto da maurocherubino
dicembre 22, 2004 08:56 / p-link / / commenti

domenica, dicembre 19, 2004

...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Craxi: “Spero che Fini possa recarsi in Palestina”

 

 

Vittorio e Stefania Craxi hanno oggi concluso la loro visita in Medio Oriente incontrando alcuni esponenti della delegazione degli osservatori dell’Unione europea, guidata da Michel Rocard.

I fratelli Craxi si sono poi recati in visita alla suocera del presidente Yasser Arafat, la signora Tamil, la quale ha loro confermato la stretta amicizia che legava i due leader Yasser Arafat e Bettino Craxi e, riferendosi alla morte del genero, non ha escluso la tesi dell’avvelenamento.

L’On. Vittorio Craxi ha inoltre sottolineato come “la visita del ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, in Palestina rappresenta una tappa assai significativa di conferma dell’impegno dell’Italia per un nuovo percorso di pace in Medio Oriente, processo che passa proprio attraverso le elezioni presidenziali”.

“Spero, tuttavia, non intendendo egli recarsi a rendere omaggio alla tomba del presidente Arafat, che non corrispondano al vero gli ostacoli protocollari che si intendono utilizzare per rendere difficile la sua visita”.

Tel Aviv (Israele), 16 dicembre 2004

scritto da maurocherubino
dicembre 19, 2004 11:20 / p-link / / commenti

lunedì, dicembre 13, 2004

...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Craxi invitato ufficialmente a Ramallah

L’Autorità nazionale palestinese, in ricordo del forte rapporto che ha legato il Presidente scomparso Yasser Arafat ed il Presidente Bettino Craxi, ha invitato ufficialmente il Vicesegretario e Portavoce Nazionale del Nuovo Psi, On. Vittorio Craxi, a recarsi nei territori palestinesi il 14 e 15 dicembre prossimi. L’On. Craxi si recherà pertanto, in quelle date, a Ramallah per rendere omaggio alla tomba del Presidente Arafat e sarà ricevuto dal primo ministro Abu Ala e dal Presidente designato dell’Anp, Abu Mazen.

scritto da maurocherubino
dicembre 13, 2004 20:53 / p-link / / commenti

Invia anche tu la lettera al Presidente Ciampi!