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lunedì, febbraio 28, 2005
scritto da maurocherubino mercoledì, febbraio 23, 2005 RADICALI. DICHIARAZIONE DEL COMPAGNO CRAXI “Le dichiarazioni di diversi esponenti della CdL contro l’eventuale partecipazione dei radicali nell’alleanza alle prossime consultazioni regionali sono il segno più evidente di una involuzione politica dell’alleanza stessa, e un segnale assai negativo per le stesse formazioni politiche di ispirazione laica e riformista”. “Si potrà anche obiettare sul carattere ambiguo della proposta radicale rivolta ad entrambi gli schieramenti, ma non la validità e l’interesse di un area radicale nel perimetro della Casa delle Libertà”. “Al contrario, si è invece inseguito sino all’ultimo un allargamento della coalizione verso destra con la nipote del Duce, atto legittimo ma del tutto incompatibile con la presenza di forze laiche, repubblicane e socialiste”. “Se vi saranno occasioni di recupero con Pannella e compagni, questo non deve esser lasciato cadere, con buona capace di tutte le sciocchezze raccontate in queste ore”. Bobo Craxi Roma, 23 febbraio 2005
scritto da maurocherubino venerdì, febbraio 18, 2005
LIBERATE LA PACE "Sono in Iraq dalla fine di gennaio, per testimoniare la situazione di questo popolo, che muore ogni giorno, migliaia di persone sono in prigione, bambini, vecchi, le donne sono violentate e la gente muore ovunque, per strada, non ha più niente da mangiare, non ha più elettricità, non ha acqua." Giuliana Sgrena scritto da maurocherubino lunedì, febbraio 14, 2005
C’era un ragazzo che come me sognava di cambiare il mondo. Lui c’era. Io ci sono. Noi siamo qui. Gli anni ’70 e ’80 sono stati anni nei quali è stato versato sangue di giovani innocenti. Ragazzi di diciotto anni morti in una guerra civile voluta e diretta da altri. Ci pensate mai? Io spesso. Il Rogo di Primavalle rappresento' negli anni '70 e '80 un "simbolo", il sonno della ragione e' dipinto drammaticamente in quel folle atto. La mia forte convinzione e' - e fu sempre - quella che la "vendetta", il regolare antichi conti, non sia la strada percorribile per giungere alla elaborazione di quegli anni, la vendetta non e' - e non puo' essere - il sentimento guida per rendere giustizia. Nel rispetto, nel sacro rispetto delle vittime, non si puo' e non si deve non contestualizzare quelle atrocità in anni nei quali intere generazioni vissero il sonno della loro ragione. Ritengo invece, che per rendere giustizia, sia opportuno ricordare quei giovani caduti in una guerra assurda, comprendere storicamente quegli anni , cercare assieme ai protagonisti di ricostruire il puzzle di quei giorni, forse e non solo nella speranza che appaia il "volto delle responsabilità morali e politiche " di chi volle tessere quella atroce tela nella quale rimasero impigliate tante giovani vite. Di quelle giornate, di quei giorni formidabili e maledetti conosco l'entusiasmo, i sogni, l'odore, i suoni, l'essenza, i profumi, la gioia, la rabbia. Quelle giornate sono in me. La mia "differenza", la mia "pericolosa tendenza al ragionamento" mi condusse ad elaborare - ancora giovanissimo - una strada politica e culturale differente. Debbo la mia evoluzione e crescita politica alla mia ricerca, al mio pormi sempre dubbi, al non conoscere la certezza, forse anche ad una notte trascorsa nella discussione, nella riflessione, nel "filosofare" assieme alla scrittrice Goliarda Sapienza, conosciuta in occasione di un incontro culturale al quale decidemmo di invitarla in occasione della pubblicazione del suo libro "L'Università di Rebibbia". La mia militanza politica inizio' giovanissimo, avevo appena compiuto quattordici anni, unica certezza è che ero uno di loro, che vissi con loro, che di quei giorni nulla rinnego e che il fumo dei lacrimogeni non offusco' la mia mente, ma rese giorno dopo giorno piu' chiaro l'orizzonte. Io non posso dimenticare. Oggi il Vice- Segretario del Nuovo Partito Socialista Italiano, l' Onorevole Bobo Craxi ha rilasciato una dichiarazione che ritengo illuminata, un faro in un momento nel quale si desidera per logiche antiche retrocedere nel buio. Craxi ha dichiarato : Per dei fatti accaduti più di 30 anni fa, pur nel pieno e assoluto rispetto delle vittime, o vi sarà un’amnistia o si rischia di entrare in una spirale di vendette, complice una giustizia orientata politicamente che si sveglia troppo tardi”. Condivido il suo pensiero e mi auguro sinceramente che egli possa contribuire ad una "pacificazione" - purtroppo ancora tardiva - di una stagione politica che fu segnata drammaticamente da una guerra civile combattuta senza comprendere, che egli possa condividere un progetto futuro che renda memoria a quelle giovani vite spezzate. Una memoria che sia contributo alla ragione, una memoria che contribuisca alla difesa nel presente e nel futuro del dialogo, unica arma della battaglia politica. Una memoria che tenga sveglia la ragione, una memoria che possa urlare: Mai piu'. Un saluto da Mauro Cherubino scritto da maurocherubino venerdì, febbraio 11, 2005
scritto da maurocherubino mercoledì, febbraio 09, 2005 Di Pietro: antisocialista oltre ogni limite L’insufficiente tentativo di Piero Fassino di riabilitare Bettino Craxi ponendone la figura tra quelle dei padri del socialismo e riformismo italiano (insieme, cioè, ai Turati, Saragat, Nenni) ha fatto un po’ irritare il solito Antonio Di Pietro che non perde occasione per manifestare il suo profondo antisocialismo “a tutti i costi”. A pagina quattro del Messaggero di oggi si legge una dichiarazione dell’ex magistrato ed ex poliziotto: “Né Fassino né i Ds hanno bisogno di riabilitare il pluricondannato e latitante Craxi”. L’insufficiente tentativo di Piero Fassino di riabilitare Bettino Craxi ponendone la figura tra quelle dei padri del socialismo e riformismo italiano (insieme, cioè, ai Turati, Saragat, Nenni) ha fatto un po’ irritare il solito Antonio Di Pietro che non perde occasione per manifestare il suo profondo antisocialismo “a tutti i costi”. A pagina quattro del Messaggero di oggi si legge una dichiarazione dell’ex magistrato ed ex poliziotto: “Né Fassino né i Ds hanno bisogno di riabilitare il pluricondannato e latitante Craxi”. L’insufficiente tentativo di Piero Fassino di riabilitare Bettino Craxi ponendone la figura tra quelle dei padri del socialismo e riformismo italiano (insieme, cioè, ai Turati, Saragat, Nenni) ha fatto un po’ irritare il solito Antonio Di Pietro che non perde occasione per manifestare il suo profondo antisocialismo “a tutti i costi”. A pagina quattro del Messaggero di oggi si legge una dichiarazione dell’ex magistrato ed ex poliziotto: “Né Fassino né i Ds hanno bisogno di riabilitare il pluricondannato e latitante Craxi”. Di Pietro, ex magistrato che continua senza ritegno a dichiarare che lui preferirebbe il rischio di “un colpevole fuori che un innocente in carcere” pur di far funzionare la giustizia, dovrebbe innanzitutto ricordare (o, se preferisce, farsi spiegare da altri) che sta parlando di uno dei più grandi statisti italiani la cui rilevanza, negli anni, è stata riconosciuta in tutto il mondo; non credo che simile rilievo possa essere vantato dall’ex togato. Di Pietro dovrebbe poi rammentare (o provare a leggerlo da qualche parte) che se il presidente Craxi è diventato un “pluricondannato” lo si deve soprattutto all’applicazione del nefasto teorema del non poteva non sapere in base al quale l’ex segretario del Psi doveva per forza avere le mani in pasta su tutto. Nessuno della Procura di Milano, né tanto meno Di Pietro prima del plateale episodio della toga, ha mai spiegato però come mai Craxi è stato indicato come l’unico segretario di partito a “non poter non sapere”. Di Pietro – molisano di nascita e bergamasco di residenza – dovrà prima o poi spiegare i “fattori stimolanti” in base ai quali fu candidato al Senato in un collegio sicuro per la sinistra quale quello del Mugello: un panettone e una bottiglia di champagne a Natale non bastavano per sdebitarsi per l’attività giudiziaria svolta? O ci sono altri motivi che travalicano quello della “riconoscenza”? In questo caso, piacerebbe a molti conoscere queste motivazioni. Se, infine, Fassino e i Ds abbiano o meno il bisogno di riabilitare la figura di Bettino Craxi non può essere di certo Di Pietro a stabilirlo anche se, per la verità, le riabilitazioni vengono generalmente attuate da chi ha tutte le carte in regola per compierle: nel caso degli ex comunisti diessini siamo davvero lontani e Craxi di “riabilitazione” non ne ha davvero bisogno. (g.p.)
tratto dal Blog di gianluca perricone scritto da maurocherubino mercoledì, febbraio 09, 2005
PIERO,BETTINO E L’APPLAUSO CHE FA STORIA di Paolo Franchi Alle cinque e tre quarti della sera risuona al congresso della Quercia il nome di Bettino Craxi. E per la prima volta nella storia del Pci, e poi del Pds e dei Ds, scatta l’applauso. Non un applauso particolarmente fragoroso, niente di paragonabile a quello che si era preso qualche ora prima (a dire il vero senza troppa fatica) Walter Veltroni citando Enrico Berlinguer. Ma è un applauso che in un certo senso fa storia. Come può capire facilmente chiunque conosca anche alla lontana le vicende della sinistra italiana. In ogni caso, un applauso per nulla scontato. Lo sa per primo Piero Fassino, che se lo è andato guadagnando con fare trepidante, parlando in fretta, con l’aria di chi deve togliersi un dente senza anestesia, ma anche scegliendo con grandissima attenzione le parole, perché l’occasione è solenne: un congresso, non un convegno, un dibattito, un’intervista. Allora: bene Romano, bene Massimo, bene Walter. Ma questo è, prima di tutto, il suo congresso. E a lui, che dice il vero quando giura di non appassionarsi più di tanto a stabilire ora a tavolino quale potrebbe essere l’approdo della Federazione dei riformisti, un soggetto politico tutto nuovo o chissà cos’altro, interessa soprattutto mettere in chiaro di che pasta è fatto, certo, ma anche, e prima ancora, da quale storia viene il riformismo suo e del suo partito. Solo da quella del Pci, di un partito che magari sarà stato riformista nei fatti, ma sul piano culturale e ideologico ebbe sino ai suoi ultimi giorni e persino un po’ oltre il riformismo in gran dispetto? Fassino la vicenda della sua vecchia casa, e della «comunità di donne e di uomini» (così si dice adesso dei vecchi partiti) che la abitava, non la rimuove e non la rinnega. Ma prende le distanze anche dall’antico adagio secondo il quale il Pci fu nel bene e nel male una sorta di versione nostrana dei grandi partiti socialdemocratici, l’unica socialdemocrazia possibile, vista la storia del nostro Paese e della sua sinistra. Fu, il Pci, una forza grande, certo. Ma «dentro una sinistra più larga». E in quella sinistra c’era anche «un’altra grande famiglia, che si è riconosciuta in due grandi partiti del socialismo riformista, da Turati a Nenni, da Saragat a Craxi». Fassino si è tolto finalmente il dente, esulta commosso Bobo Craxi, si compiace il socialdemocratico Giorgio Carta, e lo Sdi, per salutare l’evento, si concede una tantum la piccola gioia di ricorrere al lessico craxiano («Meglio tardi che mai»). Ma tutti colgono anche che ha un senso politico preciso la cura con cui quei nomi sono stati scelti, evitando di affiancarli a un elenco di grandi socialisti a vario titolo «unitari» nei confronti del Pci, da Rodolfo Morandi allo stesso Sandro Pertini. Turati, Saragat e Nenni (almeno dopo il ’56) con la vecchia famiglia di Fassino, come è noto, in nome del riformismo duramente si scontrarono: ma la loro riabilitazione l’hanno avuta da un pezzo. Quando Craxi, nel luglio del ’76, un millennio prima di Tangentopoli, divenne il segretario dei socialisti, Berlinguer disse: «Oggi una banda di gangster si è impadronita del Psi». Inserendo il suo nome nel Gotha del riformismo italiano, Fassino gli ha finalmente riconosciuto ciò cui fino alla morte Bettino ha tenuto di più: il suo onore politico. Si attendono i seguiti. tratto da Corsera scritto da maurocherubino lunedì, febbraio 07, 2005
scritto da maurocherubino lunedì, febbraio 07, 2005 Fassino riconosce la nostra Storia Piero Fassino riconosce che l’esperienza dei comunisti e dei post-comunisti italiani – ora Democratici di sinistra – non è la sola della sinistra italiana. E’ importante, e penso anche perché sollecitato, questo riconoscimento congressuale al socialismo riformista, da Filippo Turati a Bettino Craxi”. Bobo Craxi “Aggiungo la mia soddisfazione a quella di Bobo Craxi per la menzione di Bettino Craxi fatta da Piero Fassino al congresso dei Ds. Gianni de Michelis Riflessioni... “Fausto Bertinotti, persona intelligente e puntuale, parlando della divisione fra i socialisti liberali, riformisti - quindi craxiani - e i comunisti, coglie esattamente il punto della questione politica ed ideologica: il classismo politico che ha pervaso e dominato la sinistra italiana, Psi compreso, per tutto il secolo scorso, è stata cosa assai diversa dal socialismo liberale e democratico, che infatti ha vinto la propria battaglia sconfiggendo il comunismo ed il socialismo massimalista anche in casa socialista poco prima che il comunismo crollasse”. Bobo Craxi Craxi: La Gad non rimanga ostaggio di Bertinotti. ''Se la sinistra rimanesse ostaggio di Bertinotti, ogni sforzo e tentativo di recupero della miglior tradizione riformista resterebbe puro esercizio retorico di stampo congressuale''. Lo afferma Bobo Craxi, tornando a intervenire nel dibattito aperto al congresso dei Ds.''Fausto Bertinotti, persona intelligente e puntuale - dice il portavoce del Nuovo Psi - parlando della divisione fra i socialisti liberali, riformisti, quindi craxiani, e i comunisti, coglie esattamente il punto della questione politica ed ideologica: il classismo politico che ha pervaso e dominato la sinistra italiana, Psi compreso, per tutto il secolo scorso, e' stata cosa assai diversa dal socialismo liberale e democratico, che infatti ha vinto la propria battaglia sconfiggendo il comunismo ed il socialismo massimalista anche in casa socialista poco prima che il comunismo crollasse''.''Oggi come allora - sottolinea Craxi - ci sono due strade nella sinistra italiana ed europea: il socialismo liberale o il socialismo massimalista, classista e comunista che oggi Bertinotti incarna autorevolmente. La sinistra non puo' finire con il diventare l'asino di Buridano, per dirla con il buon Leibniz, e questo e' un bivio storico non di poco conto''.''Oggi, il riformismo craxiano per me rivive, in Europa, nel neo-laburismo di Tony Blair e la vera sfida politica si concentrera' sui programmi e sugli obiettivi di fondo di una nuova sinistra italiana. E se la sinistra rimanesse ostaggio di Bertinotti - conclude Craxi - ogni sforzo e tentativo di recupero della miglior tradizione riformista resterebbe puro esercizio retorico di stampo congressuale''.
scritto da maurocherubino sabato, febbraio 05, 2005
scritto da maurocherubino venerdì, febbraio 04, 2005 Fassino. Assenza di riflessione, assenza di coraggio. di Mauro Cherubino Ho seguito ieri, con grande attenzione, la relazione di apertura congressuale del Segretario dei democratici di sinistra Piero Fassino. La lunga, attenta e progettuale relazione del Segretario Fassino, le sue analisi, sono condivisibili e trovano una continuità nella volontà di riferimento alla cultura ed alla storia del socialismo riformista. Nell’attuale situzione politica del Paese, nella sua evoluzione storica, necessita a Fassino guardare oltre, ma egli deve guardare senza vedere, senza riflettere, obbligato da una struttura che rimane nella sua essenza ferma al passato. Fassino e’ prigioniero di una struttura-partito alla quale necessitano parole e progetti che guardano al riformismo, per le ragioni del consenso, ma che non ha elaborato politicamente il cambiamento. Non solo non vi e’ stata una elaborazione del cammino, ma dobbiamo ritenere che piu’ che una elaborazione culturale vi sia stata una manipolazione necessaria alla permanenza in vita. Un debito con la cultura riformista, che ad oltre dieci anni dalla svolta di Achille Occhetto, diviene un equivoco sul quale bisognerebbe avere il coraggio di riflettere Il Segretario Piero Fassino, al quale ho sempre guardato con rispetto, scriveva nel suo libro “ Per Passione”: “Mi è capitato spesso di pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai da molte ore, sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l'avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l'altro muova". Una metafora, con la quale si descrive la crisi politica del Partito Comunista, che analizzava Fassino , “si esilia in una malinconica e solitaria navigazione senza bussola”. E’ lo stesso relatore che ha aperto i lavori congressuali dei Ds che analizzava il ritardo politico-storico e culturale del Partito Comunista Italiano: "intepretare i cambiamenti come un'insidia, anzichè come un'opportunità, col risultato di arroccarsi in un atteggiamento difensivo che finì, alla lunga, per ridurne influenza e credibilità politica", fino ad esprimere giudizi sul Segretario Socialista Bettino Craxi, positivi e di grande lungimiranza politica : “La sfida di Craxi coglie i comunisti impreparati e mette a nudo il loro ritardo nel misurarsi con la modernità. Craxi interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia e chiede alla politica di stare al passo. Il Pci invece vede nei cambiamenti un' insidia, anziché un' opportunità, e si arrocca in un atteggiamento difensivo che ne ridurrà influenza e credibilità politica”. e aggiunge...” “Mi ha sempre colpito l' inspiegabile contraddizione per cui la sinistra nasce su un' intuizione di Marx - il movimento è il motore della storia - ma poi guarda spesso con timore e ostilità a tutto ciò che muove. In questa fase, massimo è l' ascendente di Craxi, che raccoglie nella società i frutti di un lavoro avviato con l' ascesa alla segreteria del Psi nel ' 76. E più lui stringe la presa, più noi soffriamo, perché il suo progetto è concorrenziale e in competizione con il nostro”. Fassino nel suo diario di vita politica, riconosce la sfida lanciata a Rimini nel 1982 dal Partito Socialista, con la quale Bettino Craxi iniziò il processo di modernizzazione della sinistra. Piero Fassino ha preferito, nella sua relazioni, tacere, non riflettere, non ricordare ai congressisti che il porto nel quale ha attraccato la loro nave, salvandosi dal naufragio, fu costruito ventanni prima da un ingegnere della politica, da uno statista dai pensieri lunghi, pensieri fatti di modernità e di costruzione del Socialismo Riformista. Ha preferito tacere quel nome, ha preferito per motivazioni legate ad “opportunità della politica”, non coinvolgere - perche' non gradita - la sua realtà politica in una riflessione, che nella sede congressuale avrebbe avuto un altissima valenza politica. Nella sua relazione , ha ricordato grandi leader del Socialismo europeo, Brandt, Palm, Gonzales, Soares, Francois Mitterand. Il silenzio. Forse Signor Segretario, avendo scelto la strada del Riformismo Socialista, ieri ed in quella sede, sarebbe stato il caso di ricordare con coraggio ai suoi uomini chi è stato il padre della cultura politica alla quale – sembra – siete approdati. Invece, costretto dalla sua struttura-partito, Fassino e' stato relegato dalla cultura dell'ipocrisia, dinnanzi ad una realtà che non avendo elaborato cambiamenti guarda come ieri con timore e ostilità a tutto ciò che si muove. Il Segretario dei Ds sta giocando sulla scacchiera della politica la sua partita piu’ importante, un grande leader dovrebbe avere il coraggio di effettuare mosse difficili, mosse che producano "movimento" delle idee. Fassino guardando la scacchiera ha avuto il timore di continuare a guardare lontano, di continuare a riflettere. Un grande partito di massa, del resto, che non riesce e non puo', esprimere nella coalizione di alleanze costruite un suo uomo alla guida della futura classe dirigente, dovrebbe riflettere molto sulla sua storia recente, riflettere ... - come non seppe fare nel passato -. Nella storia politica del Socialismo Italiano, vi e' stato un Socialismo Craxiano, un Socialismo riformista e moderno. Non vi sara' mai un socialismo Fassiniano, Dalemiano o Prodiano o qualunque manipolazione prodotta nella fabbrica del pensiero. Nulla puo' essere costruito dall'ipocrisia.
scritto da maurocherubino giovedì, febbraio 03, 2005
Fassino, nessuna riflessione sul Socialismo Italiano “La relazione di Piero Fassino contiene, dal punto di vista programmatico, cose anche molto condivisibili”. Uscendo dal Palalottomatica di Roma, dove i Ds sono a congresso, Craxi ha aggiunto: “Non si può, in una relazione politica, citare i fondatori del partito del socialismo europeo, Brandt, Palm, Gonzales, Soares, e non citare Bettino Craxi: la considero una infame ipocrisia”. scritto da maurocherubino giovedì, febbraio 03, 2005
scritto da maurocherubino mercoledì, febbraio 02, 2005
scritto da maurocherubino |
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